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PASOLINI/ I teddy boys de "La nebbiosa" e quel Nulla che si avvera

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Infophoto)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (Infophoto)

Forse i teddy boys nostrani raccontati da Pasolini in La nebbiosa – sceneggiatura di film commissionata e mai portata sullo schermo, editata recentemente dal Saggiatore – sono uno dei principali segni di importazione culturale post-bellica e di omologazione della nostra identità. È -  omologazione - il termine caro all'autore, grazie al quale egli sintetizza il fenomeno maturato sul suolo patrio negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, e che si svilupperà sempre più vistosamente, dai primi anni Sessanta in poi, come lo scivolamento drammatico e irreversibile della nostra società per lo più contadina verso l'assuefazione al potere consumistico.

Un potere strisciante da cui, se Pasolini vede le colpe fondamentali nelle posizioni opportunistiche e ignave della Dc, la sinistra italiana non può ritenersi vergine.

Negli anni Cinquanta – afferma l'autore - l'egemonia culturale era del Pci con un'autorità che gli proveniva direttamente dalla Resistenza. Autorità secondo Pasolini che se non avesse con assoluta ostinazione ideologica svilito la cultura che un popolo di contadini e piccolo-borghesi si portava dietro da sempre, identificandola tout court con la cultura della classe dominante, ovvero  potere "clerico-fascista", avrebbe forse potuto svolgere il ruolo che la Dc, sempre secondo lui, aveva completamente perso.

Verso la fine degli anni Cinquanta (1959) Pasolini colloca, sullo sfondo di una Metanopoli che "saliva", la narrazione di alcune vicende di giovani legati tra loro secondo rituali e stili che la stampa d'oltre Manica rimanda come diffusa nella working class youth: i Teddy boys.

I Teddy boys, caratterizzatisi soprattutto dal '50 al '58 in alcune grandi metropoli anglosassoni (Manchester, Londra) e definiti icasticamente "Coltelli a serramanico, musica da ballo e completi edoardiani" secondo quanto titolava The Daily Mirror's nel '53, avevano deciso con il loro "stile" di  rispondere ad un mondo noioso.

Sempre così, ma ad un più alto livello, ovvero a quello delle sartorie di Savile Row si era voluto  rispondere all'austerità portata dal governo socialista negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. È appunto qui che si documenta l'ambiguità: stile affettato e pure costoso (una giacca poteva costare ad un giovane ted, nei giorni feriali commesso spedizioniere, anche 50 sterline, allora non poco), "rubato" alla upper class per esprimere un assoluto contrasto con ogni regola e norma che essa potesse dettare. Quasi di norma, i ritrovi di quelle che in definitiva risultavano essere vere e proprie gangs di adolescenti finivano in incidenti e ferimenti. 



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