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IL FOGLIO vs GIUSSANI/ Abbruzzese: la fede del Gius liquida? No, incarnata

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Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)  Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

Di fatto le due correnti di pensiero che de Mattei vuole avvicinare e sovrapporre, traducono in realtà due accezioni completamente diverse dell' "esperienza". Riassumendo in modo necessariamente schematico un pensiero che in realtà è ben più sistematico, per la scuola di Bologna l'esperienza è quella storico-sociale, nasce dalla vita nel mondo e si declina nel conflitto politico e nelle scelte che per il cristiano inevitabilmente ne conseguono. Il primato dell'esperienza vuol dire, in questa sede, la sottoscrizione di un processo storico oggettivo che, in qualche modo, è "primo" rispetto a qualsiasi obbedienza istituzionale.

Per don Giussani e la tradizione di pensiero alla quale fa riferimento, l'esperienza è invece quella personale ed esistenziale, quindi individuale e soggettiva. Come tale, non è più immediatamente riconducibile all'esperienza storico-sociale, mediata dalle istituzioni politico-culturali che spiegano e interpretano il singolo contesto storico. Essa è invece necessariamente e profondamente vincolata all'istituzione ecclesiale, alla quale si rivolge per essere riempita di contenuti.

In modo ancora più specifico, per don Giussani, l'incontro non è che il momento iniziale di una relazione da sviluppare, così come l'esperienza personale è la forma attraverso la quale le verità evangeliche risuonano nella coscienza individuale. Pensare che queste verità possano accontentarsi di essere semplicemente "percepite" e "risentite" nel proprio foro interiore, indipendentemente dai contenuti che veicolano, vuol dire fermarsi alla fase iniziale dell'incontro, precludendosi la conoscenza reale dell'Altro, di ciò che questi è e ci dice. Un incontro che si fermi alla fase iniziale, reiterando eternamente il suo primo momento, negherebbe, nei fatti, la relazione che dovrebbe invece scaturirne. Approfondire l'incontro vuol dire instaurare una relazione con la realtà concreta nella quale ci si è imbattuti, e questa implica tanto la conoscenza dei contenuti quanto il riconoscimento dell'autorità che ce li presenta e ce li spiega.

Tutt'altra vicenda è quella invece in cui l'esperienza non è quella interiore che scaturisce dall'incontro con un altro significativo, bensì è quella che nasce dall'incontro con delle situazioni oggettive e con le provocazioni che queste impongono: dall'esistenza soggettiva si transita qui all'esperienza oggettiva. Se la prima si volge alla ricerca di un approfondimento dell'incontro e ad una costruzione della relazione, la seconda si realizza invece nell'impegno dell'azione civico-politica, nella sensibilità crescente al mondo ed alle urgenze che lo attraversano.

Per tale strada questa seconda esperienza non è destinata ad approfondire necessariamente la conoscenza dei contenuti dottrinari, bensì è avviata a crescere e ad evolversi sensibilizzandosi sempre di più all'analisi della situazione ed alle condizioni storiche oggettive dell'uomo. Se la prima implica la ricerca di un'autorità che aiuti a capire i contenuti ed a dare forma all'impegno, la seconda non ne ha che un bisogno interiore, riassumibile nella guida spirituale. Sono invece i problemi che oggettivamente e imperativamente emergono dal contesto storico a costituire l'agenda reale. Da qui la nascita di due strategie diverse e non conciliabili.



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COMMENTI
25/11/2013 - Una critica forse eccessiva (Giuseppe Crippa)

Anch’io a scuola non sono stato una cima e non credo di aver ben capito tutto l’articolo. Credo però che sia De Mattei che Gnocchi e Palmaro riconoscano a CL una sostanziale fedeltà al magistero della Chiesa, senza distinguo tra differenti papi. Di Ferrara non so dire, ma sono certo che Gnocchi e Palmaro non abbiano assolutamente motivazioni ideologiche e politiche per le loro critiche ad alcune uscite di papa Francesco ma soltanto una forse eccessiva ma certo sofferta preoccupazione dottrinale.

 
25/11/2013 - Obbedienza che spiazza (nicola mastronardi)

Ho letto con molta fatica l'articolo di De Mattei e secondo me non è chiarissimo come dice Mons. Luigi Negri, anzi è subdolo, nasconde il suo dissenzo verso CL, perché il carisma del movimento con Carron obbedisce a Papa Francesco e spiazza. Il direttore Ferrara e i giornalisti Gnocchi e Palmaro (del Foglio) settimanalmente attaccano la posizione della chiesa di Papa Francesco, perché per loro il problema non è teologico come vogliono subdolamente farci credere, ma è ideologico e politico. Ve lo dice uno che ha fatto solo la scuola media.