BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL FOGLIO vs GIUSSANI/ Abbruzzese: la fede del Gius liquida? No, incarnata

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)  Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

In un recente articolo sul Foglio, Roberto de Mattei vede nel ricorso frequente di don Giussani alle categorie di "esperienza" e di "incontro" un contributo non marginale alla liquefazione dei contenuti dottrinari della fede cristiana. A suo avviso, insistendo sull'incontro personale e quindi soggettivo, la "dottrina creduta" perde consistenza a favore di un'esperienza religiosa che, se da un lato certamente rinvia alla vita concreta, dall'altro appare "svincolata da qualsiasi regula fidei oggettiva".

Per tale strada don Giussani stesso appare scopertamente corresponsabile nell'affermazione di uno spirito dei tempi che privilegia il personale rispetto all'oggettivo, l'eco interiore dell'esperienza rispetto al rigore dottrinario della conoscenza. Da qui, sempre secondo de Mattei, la sua sostanziale affinità con la "scuola di Bologna" che fa prevalere, anch'essa, l'esperienza vissuta – ricondotta qui al "primato della pastorale" – rispetto alla legge appresa nella dimensione dottrinaria e, a partire da questa, coscientemente praticata.

Il merito di Roberto de Mattei è certamente quello di mostrare, tra le righe, la prossimità apparente che le diverse scuole di pensiero, per un certo periodo, hanno mantenuto tra di loro. Così, ad esempio, mostra come la "nouvelle théologie" abbia ispirato tanto Giuseppe Alberigo, principale esponente della "scuola di Bologna" attraverso il suo riferimento a Marie-Dominique Chenu, quanto don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione, attraverso la sua frequentazione di Henri De Lubac. Ma soprattutto riporta alla luce il dissidio nato, dopo alcuni anni di collaborazione, all'interno della rivista Concilium e la spaccatura che nel 1972 ha dato vista alla rivista Communio all'interno della quale, accanto a Joseph Ratzinger, si troveranno ad operare Hans Urs Von Balthasar e lo stesso De Lubac. Le divergenze attraverseranno, anche se in minima parte, la stessa Comunione e liberazione, se – come ricorda de Mattei – uno dei primi seguaci di don Giussani, il teologo Giuseppe Ruggeri, passerà alla "scuola di Bologna" sotto la spinta di una sensibilità allo scontro politico e ideologico degli anni settanta (come rivela l'articolo di mons. Luigi Negri).

Ora sono proprio queste prossimità momentanee che dovrebbero far riflettere e mentre de Mattei le vede come altrettante prove di una affinità elettiva, queste invece sono, a mio avviso, gli indicatori di una differenza radicale. Come molti interventi già hanno segnalato, anch'io non credo che l'accento posto da don Giussani sulla categoria dell'esperienza e su quella dell'incontro siano da interpretare in direzione di una riduzione della dimensione dottrinaria a favore di un'esperienza puramente soggettiva. Ma soprattutto non credo che quest'ultima si affermi in don Giussani in una forma completamente autoreferenziale, scissa cioè tanto dai contenuti dottrinali quanto dall'autorità ecclesiale che li custodisce. L'articolo di mons. Negri è, a tal proposito, illuminante quando ricorda come le posizioni politiche di Ruggeri si accordassero poco o nulla con la scelta di obbedienza alla Chiesa, fatta dal movimento di Cl. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
25/11/2013 - Una critica forse eccessiva (Giuseppe Crippa)

Anch’io a scuola non sono stato una cima e non credo di aver ben capito tutto l’articolo. Credo però che sia De Mattei che Gnocchi e Palmaro riconoscano a CL una sostanziale fedeltà al magistero della Chiesa, senza distinguo tra differenti papi. Di Ferrara non so dire, ma sono certo che Gnocchi e Palmaro non abbiano assolutamente motivazioni ideologiche e politiche per le loro critiche ad alcune uscite di papa Francesco ma soltanto una forse eccessiva ma certo sofferta preoccupazione dottrinale.

 
25/11/2013 - Obbedienza che spiazza (nicola mastronardi)

Ho letto con molta fatica l'articolo di De Mattei e secondo me non è chiarissimo come dice Mons. Luigi Negri, anzi è subdolo, nasconde il suo dissenzo verso CL, perché il carisma del movimento con Carron obbedisce a Papa Francesco e spiazza. Il direttore Ferrara e i giornalisti Gnocchi e Palmaro (del Foglio) settimanalmente attaccano la posizione della chiesa di Papa Francesco, perché per loro il problema non è teologico come vogliono subdolamente farci credere, ma è ideologico e politico. Ve lo dice uno che ha fatto solo la scuola media.