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EURIPIDE/ Ippolito, quando il dio tradisce l'uomo

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Afrodite persegue con lucidità spietata la vendetta verso chi la rifiuta, passando sopra una donna, la matrigna di Ippolito, costretta ad un amore che porterà alla rovina entrambi: "Fedra ha buona fama, ma tuttavia perirà: infatti non darò importanza alla sua sventura tanto da non ottenere giustizia sui miei nemici". Euripide sceglie di non fare di Fedra una donna passionale, come saranno molte Fedre successive e come la tradizione mitico/folklorica gli offriva (il tema del casto insidiato attraversa diversi miti, oltre alla storia del Giuseppe biblico): la sua Fedra ha buona fama e ci tiene al punto tale da accusare un innocente e distruggere se stessa pur di nascondere un amore che non le appartiene e che ha cercato di respingere. 

Ippolito, vincolato al silenzio da un giuramento cui resta fedele, subisce l'accusa e il sarcasmo del padre: "Tu dunque vivi con divinità pensando di essere speciale? Proprio tu sei saggio e incontaminato dal male?" Ridotto in fin di vita dalla maledizione paterna, è sopraffatto dalla delusione: "Zeus, Zeus, vedi questo?" E il Coro di donne ha una frase che è quasi di bestemmia: "Sono adirata contro gli dèi".

Ma se la rovina di Ippolito passa per il rancore di una dea, il fragile perbenismo di Fedra e la incosciente credulità di Teseo, dov'è Artemide? Qual è la fedeltà verso chi tanto gioiosamente si illudeva del suo affetto?

Fra le varianti del mito di Ippolito è presente in varia forma la salvezza ad opera della sua dea: sceglierà questa variante Virgilio. Ma non è la scelta di Euripide. Artemide interviene quando il giovane è morente, e l'annuncio della sua innocenza assume la modalità del rimprovero distruttivo verso Teseo che ne rimane annientato. Al suo fedele Artemide promette vendetta e onori presso i posteri: poi lo lascia per non contaminarsi con la sua morte, raccomandandogli di non odiare il padre. Ippolito la saluta con un ossequio venato di amarezza: "Va anche tu col mio saluto, o vergine felice: ma ben facilmente abbandoni una lunga amicizia". E tuttavia alla tiepida e deludente amicizia della dea il giovane corrisponde fino alla fine con una fedeltà obbediente che giunge al perdono del padre, forse l'unico esempio di perdono in un testo pagano.

Impetuoso, assolutista, non a caso giovane e figlio di un'amazzone, l'Ippolito euripideo è un grande personaggio che ha riposto la sua speranza in divinità che non la meritavano e ha giocato su di essa la sua vita. 



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