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IL CASO/ Valesio (Columbia): salviamo gli autori italiani dall’"attacco" americano

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In generale, al di là dell'introduzione a volte sommaria di certi contenuti, il vantaggio è quello di sviluppare una maggiore consapevolezza metodologica.

Il successo di certe tematiche (problema della razza, identità sessuale...) e di certe prospettive e ambiti di ricerca (gender studies, cultural studies...) è in parte frutto dell'ingerenza della politica nella vita accademica americana? 
Nell'italianistica più che in altri settori linguistico-letterari si nota uno sconfinamento della micropolitica universitaria in macropolitica: da un certo opportunismo "politicamente corretto" nella scelta dei corsi di studio e dei soggetti di tesi di laurea si tende a traboccare verso un attivismo ideologico e semi-partitico.

Questa eventuale ingerenza assicura allo studio umanistico un ancoraggio alla realtà o rappresenta un limite allo sviluppo libero e disinteressato dell'italianistica?
Sorge il sospetto che un certo atteggiamento condiscendente e ipercritico dell'italianistica "americana" verso l'Italia costituisca in parte un alibi incoraggiato dagli ambienti universitari americani per spostare l'attenzione dai problemi americani, che sono in generale più gravi di quelli italiani: maggiore rigidità della legislazione migratoria, tumultuosità della problematica di identità sessuale, maggiore oppressività del controllo statale, militarismo, maggiori pulsioni di violenza (pena capitale, proliferazione delle armi da fuoco), nazionalismo fondato sull'idea dell' "eccezionalismo" americano.

Quali autori predilige in sede didattica e perché?
La scelta dei miei autori, che comunque non è mai stata iperspecialistica, è sempre nata dai miei desideri di ricerca, e poi è stata portata sul terreno della didattica. Questa continua a sembrarmi la priorità giusta: altrimenti, se si punta subito sulla didattica, si corre il rischio della ricerca della popolarità, dunque della strumentalizzazione ideologica. Comunque i miei autori prediletti sono in generale autori, per così dire, di frontiera; come Francesco d'Assisi e i "Fioretti", Teofilo Folengo e la poesia macaronica, la Scapigliatura e il racconto fantastico, Gabriele d'Annunzio e il simbolismo, Antonio Fogazzaro e il modernismo, Filippo Tommaso Marinetti e il futurismo.

Quali scelte adottare?
Prima di tutto, occorre resistere sul terreno della letteratura: non sarebbe la prima volta che una posizione apparentemente conservatrice si rivela essere il vero elemento di progresso.  



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