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SPILLO/ Quel mistero che sta tra le nostre orecchie e svela chi siamo

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"Non c'è alcun bisogno - si legge nella prefazione del libro che accompagna l'esposizione intitolato Brain, il cervello. Istruzioni per l'uso - di avventurarsi nei reconditi meandri del cosmo per imbattersi nel mistero più fitto dell'universo, sarà sufficiente limitarsi a ciò che si trova tra le nostre orecchie. Non esistono sfide tanto emozionanti per la mente umana quanto lo sforzo che compie per comprendere il funzionamento del cervello di cui è il prodotto". Potrà sembrare che ci si trovi di fronte a materia di pochi studiosi, o di appassionati di neuroscienze o filosofia. Ma non è così. E la testimonianza più forte in questo senso è la coda di quasi un'ora e mezza che ho dovuto fare con mio figlio per entrare al museo.

Nell'incantevole cornice dei giardini di Palestro e davanti alla facciata appena restaurata del Museo di storia naturale, ho passato il pomeriggio, attendendo pazientemente di visitare la mostra con tante persone di diversa estrazione sociale, età ed interessi. Vedere famiglie con bimbi piccoli o coppie giovani e di anziani non demordere fino all'ultimo pur di entrare, mi ha fatto un immenso piacere perché significa, da un lato, che quando si portano avanti progetti interessanti la risposta del pubblico arriva e, dall'altro, che abbiamo ancora la curiosità e la voglia di interrogarci su quello che ancora oggi resta il mistero più grande: l'uomo.

In un mondo che cambia molto velocemente e che vede gli equilibri crollare per poi rinascere in un modo differente, penso che sia fondamentale avere la forza di tornare ad essere curiosi, di capire meglio noi stessi per poi provare a comprendere gli altri e vivere in modo più sostenibile, sia rispetto alle altre popolazioni, sia rispetto alle generazioni che verranno.

Il successo che la mostra ha avuto per otto mesi a New York testimonia che non si tratta di un fenomeno passeggero, ma della felice intuizione dei curatori Rob DeSalle e Ian Tattersall. Il secolo scorso, si ricorda in questo percorso, è stato quello della scoperta del dna. Questo che stiamo attraversando si sta configurando come quello della sfida alla comprensione del cervello. Questo potrebbe portare a terapie rigenerative per malattie che oggi rappresentano una piaga globale. L'organizzazione mondiale della sanità parlava, già nel 2002, di 50 milioni di epilettici e di 24 milioni di persone con una qualche forma di demenza, fino ad arrivare, nel 2005, ai 61 milioni di persone colpite da ictus. Ma accanto all'importantissimo risvolto scientifico, va sottolineato che, nel mondo dei "Big data" e dell'innovazione tecnologica avanzata, stiamo riscoprendo che la creazione più incredibile, complessa, meravigliosa e stimolante è ancora dentro di noi.



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