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RUSSIA/ "Una madre misteriosa mi ha tenuto nel suo grembo"

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Sulla Piazza Rossa a Mosca (Infophoto)  Sulla Piazza Rossa a Mosca (Infophoto)

Le città che attraversiamo non sono tutte uguali. Un grosso centro dal nome quasi impronunciabile, Mcensk, ha un aspetto decadente e polveroso: la piazza centrale è una spianata di cemento che si sta sbriciolando, la pavimentazione dei portici ha grossi buchi, dietro le case si alza la mole in rovina di una grande chiesa il cui campanile a pezzi è invaso dalle erbacce. E questo è strano, perché la maggior parte delle chiese, anche quelle rase al suolo dai bolscevichi, è già stata riedificata o oggi in ricostruzione, spesso con soldi privati. Tula ha ampi viali e un bel Cremlino ottimamente tenuto, il museo del samovar, la piazza centrale, sterminata, di cemento e deserta, col solito gigante scuro di Lenin, statua che campeggia ancora in molti di questi luoghi, evidentemente meno imbarazzante di Stalin, che è sparito.

La memoria bellica è ancora importante per i russi: uno dei luoghi visitati è il Partizanskaja poljana dalle parti di Brjansk, un immenso museo della guerra partigiana istituito nella foresta dove iniziò la riscossa dei russi che, organizzati in brigate clandestine, respinsero i tedeschi spintisi fin qui durante la seconda guerra mondiale; tedeschi che i russi chiamano indifferentemente "fascisti", come gli italiani che però qui non giunsero. L'importanza di questa memoria l'abbiamo verificata varie volte, come a Kaluga, città deliziosa, con vie ben tenute, un teatro bello e vivace, un delizioso parco col belvedere. Incontriamo qui una delle tante coppie di sposi che, secondo un'usanza russa, dopo la cerimonia vanno in giro a visitare i luoghi importanti della loro città, portando fiori anche al monumento ai caduti, proprio a testimonianza di quel sentimento patriottico che a due sposi italiani proprio non verrebbe in mente. Noi facciamo loro festa, raccontiamo chi siamo e lo sposo ci dice che andranno in viaggio di nozze in Italia: Roma e Venezia. Il padre della sposa ci invita a posare con loro: lei è alta, bionda, raggiante; mi sia permesso dirlo, la donna più bella che abbia mai visto di persona, esempio perfetto delle donne russe, che sono splendide. Mi sia permesso dirlo.

Talvolta una vasta malinconia sembra attraversare questa terra, la cui grandezza ricorda a chi la vive la propria piccolezza, per contrasto, forse la propria precarietà. Nei piccoli centri la notte è buia. Prima del ritorno definitivo allo splendore di Mosca e poi all'Italia, pernottiamo a Kozel'sk, la cittadina nel cui territorio comunale si trova il grande monastero di Optina-Pustyn. Viene organizzata per noi una cena tradizionale e un coro di sei ottime cantanti russe canta, mentre mangiamo, canzoni popolari. 



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