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PAPA/ Così Francesco manda in fuorigioco tradizionalisti e teocon

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Sorprende con quale consequenzialità Egli pronuncia, in questa intervista, la priorità della persona nell'ermeneutica della povertà, fino all'intimo della vita della Chiesa stessa. Infatti, nella stessa intervista, Francesco descrive la riforma più urgente ribadendo come sia necessario «cominciare dal basso».

Tale passaggio richiede senz'altro alcuni cambiamenti e riforme non indolori per la struttura e per l'autocomprensione della Chiesa istituzionale. E i primi passaggi di questo programma (nuova realizzazione del principio di collegialità e riforma delle strutture curiali) il Papa l'ha delineato il 28 luglio, durante il volo di rientro dalla Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro. Solo con tale criterio interpretativo, infatti, si comprende come il Papa venuto «da lontano», dell'altro lato dell'oceano, chiese un maggiore rispetto della libertà di coscienza e di religione anche all'interno della stessa vita religioso-cristiana ("Chi sono io per giudicare?", "Il proselitismo è una solenne sciocchezza"). Papa Francesco segue la linea più radicale della dottrina sociale della Chiesa, ossia evidenzia come la Chiesa può esercitare la sua importante e necessaria funzione di istanza morale, esempio e coscienza critica soltanto se si riforma dal di dentro in chiave spirituale, riscoprendo e applicando le dimensioni più radicali della prospettiva cristiana della persona. 

In nessun modo, quindi, si tratta di una relativizzazione della verità in quanto tale. Soltanto una lettura delle affermazioni e delle azioni del nuovo Papa nella luce interpretativa di una radicalizzazione della dottrina sociale della Chiesa può aiutare a comprendere che cosa egli intendeva con l'affermazione della "relazionalità" della verità. Tale dimensione deve necessariamente contraddire la posizione classica dell'assolutezza della verità metafisico-trascendente qualora la verità venga intesa in chiave teoretica, come una serie di affermazioni di contenuti chiaramente e distintamente definibili con la ragione umana astratta, non esistenzialmente concepita. In tale prospettiva, il "diritto" della verità supera e precede evidentemente il "diritto" della libertà, ossia dell'individuo, di poter decidere, non secondo una verità definita, ma in coscienza. 

Ora, il Concilio Vaticano II, soprattutto con la Dichiarazione Dignitatis humanae, ha affermato che, proprio all'interno della dottrina sociale della Chiesa, tale relazione si inverte: un ambito sociale definito come "libero" si basa sulla priorità del "diritto" della libertà a quello della "verità", e questo non significa affermazione di relativismo, perché la verità principale, ora, non sono frasi oggettivamente definibili, ma la persona stessa. Questo è il principio di qualsiasi società libera alla quale la tradizione del cristianesimo con l'idea della dignità della persona fornisce una giustificazione etico-morale. 



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