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LETTURE/ Berlusconi? Il figlio perfetto della prima Repubblica

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Pertanto, occorre un nuovo modo di fare politica: basta con l'iperpolitica della tradizione italiana; basta con la politica della fede, avanti con la politica dello scetticismo, con l'ipopolitica. Donde la necessità di selezionare una nuova classe politica. Berlusconi si presenta come "uno di voi"; la politica delle battute è il segnale che la politica non è poi una cosa così seria, il politico non è superiore all'uomo comune, di cui ha tutti i pregi e i difetti. Insomma: la vita vera sta altrove, non si condensa nella politica. 

Intanto il progetto politico di Berlusconi – fondato sulla santificazione della società civile e sulla sua capacità di autogovernarsi, radicalmente contro la partitocrazia antifascista e iperpolitica – ridà sbocco visibile al fiume carsico anti-antifascista e anti-comunista. È vero che il comunismo è finito, ma non i comunisti; è vero che il Muro è caduto, ma in Italia è caduto sulla testa dei vincitori. Berlusconi va al recupero di quella destra ideologicamente stratificata, che il centro-sinistra aveva escluso. Di qui il recupero di Alleanza nazionale. 

A questo punto del percorso analitico, Orsina propone una definizione dell'ideologia berlusconiana: un'emulsione (instabile) di populismo e liberalismo. Può essere descritto come un polpo, la cui testa è il mito della buona società civile e i tentacoli sono l'ipopolitica (fin qui la commistione tra populismo e liberalismo), lo Stato amico/minimo (tema del tutto liberale), l'identificazione della nuova élite virtuosa (tema populista). Il liberalismo di Berlusconi è di estrema destra. La divisione tra liberalismo di destra e liberalismo di sinistra si apre principalmente sul terreno della fiducia nella capacità della società civile, fondata sulla libertà individuale, di dotarsi in modo spontaneo di un assetto istituzionale ordinato e progressivo. La destra liberale è più fiduciosa e paziente, e perciò attribuisce allo Stato e alla politica un ruolo marginale più amministrativo; la sinistra liberale è meno fiduciosa e più impaziente, e perciò attribuisce allo Stato e alla politica un ruolo più incisivo. In questo senso, il berlusconismo è di destra. 

Giovanni Orsina riconduce tutte le componenti populiste dell'emulsione liberalismo/populismo ad un unico fenomeno: l'utopia dell'immediatezza. Intanto nel senso che si ritiene la società italiana già perfetta qui e ora; e poi nel senso del rifiuto della politica e di un ceto di politici professionisti, alieni e parassitari. Il liberalismo ha bisogno di tempi lunghi, di grande pazienza e soprattutto di distinguere le diverse attività umane (tra cui la politica) in sfere separate. Questa distinzione è fondamentale garanzia di libertà.

(2 − continua)



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