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LETTURE/ Perché non siamo più capaci di accettare la storia?

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Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)  Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)

Il perdono, se ve ne è uno, alla lettera, consiste nel fatto che io possa essere trascinato, possa condividere l'origine, il luogo del male dell'altro. Il male è nel discorso, non è solo una furia distruttrice, è nella natura e nella struttura del discorso. 

Tuttavia quello scatto di discorso che è il perdono, rivela il male, curiosamente e abissalmente, come il rapporto fra due nulla.

Il primo nulla è io che presumo avere il potere di essere e di giudicare ("la singolarità che sa se stessa come essente"). Il secondo nulla è "quell'universale come l'irreale che è soltanto per altri": cioè posso perdonare quando comprendo che l'altro, per un aspetto radicale, non è padrone del proprio male. Questa operazione, che è reciproca anche se l'altro non fosse d'accordo, implica, strutturalmente e razionalmente, l'intervento di un Dio trascendente.

Il Sì di Dio (lo Spirito assoluto) si frappone e custodisce il sì dell'uomo. Perdono e riconciliazione implicano un atto di Dio.

La tragedia rimane tragedia, ma è possibile consentire ad uno spostamento di discorso che eccede la portata del proprio sapere e del proprio volere, che rimangono per altro, essi, i fattori in gioco.



Prologos invita al Seminario dal titolo "Hegel e la generazione del significato" che si terrà a Milano presso ICLeS, via Settembrini n. 17, venerdì 8 novembre 2013 alle ore 16.30. Parla Gianfranco Dalmasso (Università di Bergamo), presiede Vincenzo Costa (Università del Molise).



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