BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CALVINO/ Se la bellezza (non) ci fa scendere dagli alberi

Pubblicazione:

Dino Buzzati, Il babau (1970) (Immagine d'archivio)  Dino Buzzati, Il babau (1970) (Immagine d'archivio)

Da buon illuminista ammaestrava le folle sull'«uguaglianza degli uomini davanti alle leggi», ma l'unica cosa che lo toccò davvero fu l'incontro con Viola, la bambina che anni prima giocava sull'altalena del giardino accanto a casa sua: in quel frangente «lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così». Il barone si rese conto di sé più stando con Viola che leggendo Voltaire. Preferì tuttavia tener fede al suo punto di vista ideologico e rimanere sugli alberi: quell'incontro non diventò storia. E fu una coerenza inutile, nonché traditrice, visto che sul «quaderno della doglianza e della contentezza», su cui chiedeva a ogni cittadino di appuntare cosa avrebbe voluto salvare o contestare della società, lui aveva scritto, alla faccia di tutto l'illuminismo, soltanto quel «nome: Viola. Il nome che da anni scriveva dappertutto»

Amerigo, poi, il pignolo scrutatore ossessionato dalle sue fisime politicanti, si accorge d'un tratto, in piena domenica elettorale, che «alla fine della corsia» del Cottolengo c'è un ragazzo «deficiente», «seduto su una seggiola da una parte del letto», e «dall'altra parte del letto era un vecchio col cappello, certamente suo padre, venuto quella domenica in visita»: «il padre schiacciava al figlio delle mandorle, e gliele passava attraverso al letto, e il figlio le prendeva e lentamente portava alla bocca. E il padre lo guardava masticare». La scena calamita il suo sguardo: «Amerigo continuava a guardare» quei due uomini, «teneva lo sguardo su di loro», ma inesorabilmente doveva lottare contro tutte le idee che da sempre gli si affollavano in testa, contro «un discorso sulla società come avrebbe dovuto essere secondo lui». Brutto vizio, risorgente: «ma più s'ostinava a pensare queste cose, più s'accorgeva che non era tanto questo che gli stava a cuore in quel momento, quanto qualcos'altro per cui non trovava parole». Il preservativo dell'ideologia era stato rotto da una «spada» che tornava a imporsi allo sguardo: «la presenza di quel contadino e di suo figlio, che gli indicavano un territorio per lui sconosciuto»

I fatti chiedono spazio, dagli occhi vogliono trapassare il cuore promettendo avventure sconosciute; dal mondo è partito l'«ammicco»: se solo trovasse occhi non infestati da tutto quello che già sanno, se solo incrociasse un io disposto a scendere dagli alberi, e a sedersi magari accanto al contadino e al figlio, ragionando con gli occhi, più che col cervello. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >