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LETTURE/ Perché padre e madre sono i migliori "professori" che abbiamo?

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Il muro del pianto a Gerusalemme (Infophoto)  Il muro del pianto a Gerusalemme (Infophoto)

E a ciò, secondo Amos e Fania Oz, si collegano i tratti più tipici dell'ebraismo di ogni età, in base ai quali la lotta per la sopravvivenza e l'impegno intellettuale, la cura della mente e del cuore, procedono insieme.

Dal II capitolo del libro si può estrarre questa considerazione: "Dalla matriarca Sara alla donna in carriera di oggi, mettere al mondo e allevare figli è sempre stata non tanto un'occupazione quanto un'ossessione ebraica". Vivere è, anche, conservare e narrare la propria storia. Per gli israeliti è fondamentale raccontare (e raccontarsi) tutto, con sincerità: anche il delitto e il castigo, la catastrofe e la fuga. Le parole che Dio rivolge ad Abramo – "crescete e moltiplicatevi" – impongono di ricordare, e di generare per ricordare. Ci viene consegnato il modello di una madre al contempo pia ed esigente, che offre ai propri figli, con l'affetto, un esempio di erudizione e uno sprone all'eccellenza. Senso pratico e disciplina stanno in sottile equilibrio. La storia di Anna, presentata nel primo Libro di Samuele, "ha la straziante doppiezza di tanti genitori ebrei in futuro: mio figlio non è soltanto figlio mio, appartiene a Dio – o, anche senza Dio, allo studio –, devo rinunciare a lui in un senso profondo e cruciale, e in tenerissima età". 

Camminare in avanti senza smettere di guardare indietro, è una raccomandazione condivisa da molte civiltà; qui, a p. 125, se ne specifica la ragione: perché soltanto l'esercizio della memoria (ovvero: la fede radicale e indiscussa in un corpus di pura, eterna verità) rende il futuro meno opaco, e fornisce all'uomo di ogni oggi il nucleo, ancora incandescente, di una sapienza immortale. Beninteso: benché la Torah sia di per sé "completa ed eterna" e noi si viva accerchiati da una biblioteca sterminata, a cui hanno contribuito le menti più formidabili della storia, l'educazione non può ridursi a mera e passiva ripetizione. L'obbedienza comporta il dovere dell'originalità, della ricerca instancabile e militante.

Ogni anima è un mondo intero; perciò ogni vita è santa, irripetibile e insostituibile, e ognuno può dire: per me è stato creato il mondo. Di queste due idee, fra loro fortemente connesse, sono mostrate le radici nei libri dell'Antico Testamento. Al fondo palpita la convinzione che un individuo è tale soltanto se non si riduce a un'isola, ma riconosce (e ricorda) i suoi testi, i suoi padri. Siamo, e saremo, i libri che abbiamo conosciuto, e le nostre idee ne saranno la progenie. Questo, in fondo, vuol dire crescere. È una questione di responsabilità, e di scelta: quali nomi e libri salvare sull'arca dal diluvio dell'oblio?

Non è la questione, oggi, al cuore del travaglio di ogni scuola, famiglia, università…? 



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