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TWITTER/ Adinolfi: i social network? Solo un "aperitivo" per fighetti

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Se poi li incontri di persona, molto spesso, sono degli agnellini che fanno fatica ad argomentare. Ecco, questo è un classico esempio da protezione dello schermo. Molti – anzi troppi – si fanno schermo con lo schermo. Ovviamente questo può produrre non solo una visione distorta della realtà, ma anche di se stessi.

 

Ma allora perché l’informazione si fa sempre più condizionare da quello che c’è scritto sulle bacheche di Facebook e Twitter?

Perché tendenzialmente è una realtà in cui ci si ritrova con molti che si conoscono. Io in merito faccio sempre la metafora della terrazza. Twitter è come fosse una grande terrazza dove vai a fare l’aperitivo e dove ti conosci e ti riconosci con molti dei presenti. Però sei su una terrazza, la strada è un’altra cosa, è giù. 

 

A proposito di strada, lei come si comporta?

Io sono nato a Testaccio e al mattino mi piace prendere il tram dove spesso faccio foto che poi posto online. Lo faccio per ricordare e ricordarmi che la realtà è un’altra. Sui social ci si scambia anche notizie, pettegolezzi e giudizi rimanendo all’interno di questo circolo che però è come fosse una piccola provincia. Quindi si è molto provinciali nella lettura delle cose.


Una bolla, insomma.

Esatto, una bolla "fighetta" nella quale chi non si sa muovere perde (moltissimo) i contatti con il mondo quotidiano. Il tutto con conseguenze negative con l’informazione che rischia di scollarsi dalla realtà.

 

Abbiamo parlato di Civati, ma la politica come può fare per cercare di sfruttare la potenza del mezzo?

Quando io mi candidai a sindaco di Roma nel 2001 con un simbolo che si chiamava "Democrazia diretta" e aveva la chiocciola di Internet, dissi una cosa chiara: "Attenzione: la rete non è un mezzo, ma è un messaggio politico".


Quindi?

Chi usa Internet e i social per fare propaganda non ottiene null’altro che l’umore. Chi usa invece i social come messaggio politico di uguaglianza raggiunge, a mio avviso, risultati migliori. Insomma: c’è un bella distanza tra i due Beppe, Civati e Grillo, in termini di voti.

 

Qual è la differenza tra i due?

Civati si fa propaganda diciamo élitaria per presentare se stesso e il suo programma. Ha cercato con tutti gli hashtag di essere nei trending topics. Tutte "fregnacce" che non valgono nulla.


Grillo invece?



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COMMENTI
13/12/2013 - Col web sia Civati che Grillo giocano “sporco" (Giuseppe Crippa)

Molto bella questa intervista e molto acuti i giudizi di Adinolfi, metafore comprese (anche se il “fighetti” è fuorviante, mentre il “provinciali” è molto più centrato). In particolare ho apprezzato il confronto tra l’approccio al web di Civati e quello di Grillo (o Casaleggio che dir si voglia): se è vero però che Grillo e/o Casaleggio non ambiscono a determinare l’umore dell’opinione pubblica è altrettanto vero che cercano di influenzarlo con una costante ed attenta censura dei commenti che non va mai dimenticata.