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BENNY LAI/ Chi era l'amico del "papa non eletto"?

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La cupola di San Pietro (Infophoto)  La cupola di San Pietro (Infophoto)

Nel 1961 uscì la prima opera del giornalista Lai, il saggio per Longanesi – altro editore del tutto laico – Vaticano sottovoce, e già dal titolo s'intravedeva l'esigenza di raccontare una prospettiva diversa, meno ufficiale e ufficializzata, più intima; qualcuno direbbe, più chiacchierata nei corridoi delle "segrete stanze", ma Benny non fu mai pettegolo per il gusto di esserlo: si trattava di parlare di uomini (di Chiesa), delle loro scelte, delle loro alte responsabilità, perché la gente capisse. Mentre l'Italia e il mondo intero si avviavano a una fase di grandi sconvolgimenti, anche morali, al Sessantotto della contestazione, nonostante il ciclopico impegno della Chiesa cattolica di rinnovarsi attraverso il Concilio Vaticano II, questo laico cantore di ecclesiastiche gesta cercava, alla fine, di avvicinare il profilo del Papa, degli alti porporati, dei vescovi di curia e delle diocesi alla sensibilità popolare, persino di farli amare pure nelle loro debolezze, ma anche nei grandi squarci di visione politico sociale che in quegli anni alcuni di loro ebbero, mi si consenta, profeticamente.

Sono riuscito a far tornare un'ultima volta Benny Lai nella terra d'origine della sua famiglia (credo abbia là ancora un fratello), pochi anni fa. Presentava un mio libro su un fondatore sardo laico e sposato, Evaristo Madeddu, piuttosto avversato da alcuni uomini di Chiesa; come talvolta gli capitava, aprì l'intervento rivolgendosi all'arcivescovo di Oristano presente – peraltro un teologo intellettualmente indiscusso come mons. Ignazio Sanna, già pro-rettore della Pontificia Università del Laterano – con il suo franco e rispettoso apostrofo: "Perdoni Eccellenza, ma quel che devo dire, lo dico, la Chiesa qui ha sbagliato…". 

Se qualcuno volesse farsi un'idea più precisa del Lai saggista, storico, del suo pensiero sulla Chiesa e sulla società italiane, potrà attingere riccamente dal suo volume forse maggiormente compiuto, che non a caso, ha un titolo illuminante: Il mio Vaticano (Rubbettino 2006), che ebbi l'occasione a suo tempo di presentare con Giulio Andreotti e Andrea Riccardi. 

Davvero, caro Benny, il Vaticano è stato un po' tuo, e così tu l'hai sempre voluto considerare e raccontare. Anzi, l'hai fatto un po' nostro, e perlomeno di questo, credo, dobbiamo esserti grati.



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