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DIARIO GERMANIA/ Era peggio la Stasi dell'ex Ddr o il nulla di questa Europa?

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1989, Caduta del Muro: fuga all'ovest (Infophoto)  1989, Caduta del Muro: fuga all'ovest (Infophoto)

Visti dall'oggi però quegli avvenimenti, come anche quelli forse più "originali" e forse più specificamente cristiani di Solidarnosc in Polonia sembrano davvero così lontani, che ci si può porre la domanda se la sfida di speranza e libertà lanciata allora, abbia messo realmente radici profonde nell' Europa di oggi. 

È innegabile che a più di venti anni dalla caduta del Muro vi sia un fenomeno, che noi qui chiamiamo di Ostalgie (nostalgia dell'est). Se è vero che la società capitalistica nell'era della globalizzazione può essere vincente solamente irrigidendo le forme di lavoro e di controllo e che altre forme di controllo del pensiero (ciò che oggi in Europa viene considerato politicamente corretto?), per esempio nel dibattito pubblico, sono sempre più rivelatrici di rigidità che di libertà, allora ci si può chiedere se quella grande rivoluzione non violenta abbia, dopo l'entusiasmo iniziale, portato più ad una certa sfiducia nelle azioni politiche, di qualunque colore esse siano, che ha una vera educazione politica, che certamente non viene rafforzata con racconti solo drammatici degli ultimi giorni della Ddr.

In fondo la vera speranza nata in quei giorni consiste nel fatto che attraverso la caduta del Muro si è ampliata la possibilità di incontro anche con persone che prima vivevano isolate dal resto del mondo (o per lo meno del nostro mondo). Ma l'incontro porterà frutti solamente se, con una certa umiltà e discrezione, ci facciamo sempre più attenti ascoltatori di tanti destini che dopo le prime speranze nate con la caduta del Muro, sempre più si chiedono: qual è la vera speranza che può permettere non tanto di analizzare i sistemi, ma di vivere − una volta che essi, come tutte le cose umane, sono passati − nel sistema che per l'appunto ci si trova a vivere ora? Proprio questo, infatti, non è privo di quelle stesse contraddizioni che potrebbero portare ancora oggi a ciò che Clive Staples Lewis chiamava "the abolition of the man".

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