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ELIOT/ Noi, poveri uomini che dimentichiamo il tempo eterno

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È infatti, quello misurato dalla «campana che rintocca», «un tempo» che «non è il nostro tempo», un tempo che è «più antico dei cronometri, più antico/ Del tempo contato da ansiose donne preoccupate/ Che giacciono sveglie, calcolando il futuro,/ Tentando di distessere, sbrogliare, srotolare/ E rimettere insieme il passato e il futuro,/ Tra la mezzanotte e l'alba, quando il passato è tutto inganno/ Il futuro senza futuro» (The Dry Salvages, 1, 35-44).

È una percezione vertiginosa che a stento l'uomo ammette, sovente preferendo la distrazione o il suo specchio, l'indagine curiosa di particolari slegati da una visione d'insieme e la brama spasmodica di indovinare il domani. Così, l'intento "gestionale" delle ansiose donne eliotiane vira alle diverse latitudini umane nei tentativi più disparati e disperati: successo, carriera, maghi e fattucchiere, rubriche di gossip. Tutto parificato, tutte droghe intellettuali con cui tentiamo di soffocare il fiato della morte e l'obiezione che questo fiato fa alla nostra inestinguibile brama di vita: «Comunicare con Marte, conversare con gli spiriti,/ Stilare rapporti sul comportamento dei mostri marini,/ Fare l'oroscopo o l'aruspice, scrutare i cristalli/ Scorgere malattie nelle firme, evocare/ Biografie dalle rughe dei palmi/ E tragedie dalle dita; assegnare destini/ Per sortilegio, o con foglie di te, sfidare l'inevitabile/ Con carte da gioco, sviolinare con pentagrammi/ di barbiturici, o dissezionare/ L'immagine ricorrente in terrore pre-conscio –/ Esplorare ventre tomba sogni: sono questi gli usuali/ Passatempi e droghe e rubriche del giornale» (The Dry Salvages, v, 184-195). 

3. Che cosa rode, a Eliot, che cosa lo corrode in questi versi, in questa descrizione tanto più dura quanto più cristallina dei nostri poveri tentativi di figurarci la felicità? Se anche in prima battuta potrebbe darne l'impressione, quella del poeta non è affatto una condanna di questi tentativi. Al contrario, è un lamento addolorato per la loro caduta verticale, per una capacità di figurarsi il bene, il proprio bene, resa immiserita e povera, perché scissa dall'esperienza – propria di tutti gli uomini – di una dimensione altra, di un tempo eterno che precede e detta il ritmo al tempo umano. «La curiosità degli uomini cerca passato e futuro/ E s'aggrappa a queste dimensioni. Ma imparare/ Il punto d'intersezione del senza tempo/ Con il tempo è un'occupazione da santi/ E nemmeno un'occupazione, ma qualcosa che è dato/ E tolto, nella morte di tutta una vita in amore/ Ardore e dedizione e resa di sé» (The Dry Salvages, v, 199-206). 



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