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TOLKIEN/ Re Artù e quell'inedito che ci aiuta ad amare la realtà

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J.R.R. Tolkien (Immagine d'archivio)  J.R.R. Tolkien (Immagine d'archivio)

Sta tutto qui il loro fascino, quello che fa produrre ancora nuove spettacolari versioni del mito: non è una pura evasione dalla realtà per rifugiarsi nella fantasia, ma è forse l'occasione per volgere lo sguardo verso cose grandi, verso noi stessi e la nostra anima assetata di Bellezza, verso le stelle, cercando i segni del nostro destino.

Il grande creatore di miti Tolkien non potè non confrontarsi con il mito eterno di Artù, e forse in questo confronto rimasto incompiuto ci sono i germi di quella letteratura dell'immaginario  sviluppata in seguito dal grande scrittore inglese: una letteratura che – paradossalmente − può essere lo specchio dei gusti, degli umori e addirittura della condizione psicologica dell'epoca moderna, esprimendo i dubbi, le paure, le domande insoddisfatte, le esigenze profonde dell'animo umano. I miti, i simboli, le leggende e le tradizioni ci rivelano noi stessi, e il mito e il simbolismo medievale di Artù forse più di ogni altro.

Al centro di tutto il medioevo c'era il simbolo: la vita dell'uomo medievale era inscritta in un universo simbolico, dove ogni forma del pensiero, artistica, mistica, teologica, si basava su di esso. L'esperienza quotidiana era esperienza spirituale, nutrita dai simboli che la provocavano, la animavano, le conferivano un valore profondo. L'abilità narrativa e la fervida immaginazione di chi scolpiva le cattedrali gotiche, con i suoi mostri e le sue creature fantastiche, o di chi scriveva la storia della Cerca del Santo Graal o le peripezie di un Re e della sua spada incantata adoperavano il linguaggio del simbolo, che  trasfigurava la realtà stessa, ed è stato capace di mantenere la sua intensità e il suo valore, trascorrendo, inattaccabile, il tempo e la storia.

L'epica, da Omero a Tolkien passando per le gesta di Re Artù, è sempre un racconto universalizzato della condizione, dei sentimenti, dell'animo dell'uomo, una narrazione esemplare della parabola umana. La leggenda medioevale di Re Artù costituisce dunque una breccia verso l'Eterno, che supera le dimensioni storiche della vicenda stessa. Artù, nato come una figura di condottiero britanno che difende la propria terra dall'invasione degli stranieri Sassoni, diventato nel medioevo un mito per l'Inghilterra, simbolo della regalità e fiore della cavalleria inglese, ha assunto definitivamente la dimensione di un mito per l'Europa.



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