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CHIESA/ Il Concilio di Trento e il "cristianesimo dell'Incarnazione"

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Rubens, Sacra famiglia con sant'Anna, particolare (anni 20 sec. XVII) (Immagine d'archivio)  Rubens, Sacra famiglia con sant'Anna, particolare (anni 20 sec. XVII) (Immagine d'archivio)

Il 4 dicembre 1563 si chiudevano a Trento i lavori del Concilio che ha contribuito in modo decisivo a segnare il volto del cattolicesimo di tutta l’età moderna. Per comprendere la reale portata trasformatrice del concilio tridentino, oggi è sempre più necessario partire da lontano. Non tutto sbocciò improvvisamente a Trento, e non è solo da Trento che è stato determinato il rinnovamento generale del cattolicesimo della prima età moderna. Le premesse teologiche, ecclesiologiche, giuridico-politiche del disegno che il concilio mise a punto si ricollegano a un vasto cantiere collettivo di elaborazione delle idee e di riflessione sulle esperienze storiche dell'uomo europeo, che aveva cominciato a mettersi in azione molto prima dell'esplosione della Riforma protestante e prima, ugualmente, delle complesse trattative politico-diplomatiche che portarono alla convocazione della prima sessione del concilio. 

La cristianità medievale si stava frammentando sempre di più. Si imponevano i nuovi centri di potere degli Stati territoriali. La ricerca intellettuale, mettendo in relazione scienze sacre, ragione filosofica e tradizione umanistica del classicismo cristianizzato, imponeva di dare nuovi sbocchi al modo di coniugare la proposta della fede cristiana con la mente, i bisogni e gli interessi di una società che cominciava, in mezzo a tutti i suoi limiti, a rendersi moderna. Le spinte di cambiamento venivano da lontano. Operavano in sensi anche molto diversi. Ma non potevano essere eluse. Trento le rilanciò, interpretandole a modo suo. E da allora si inserì, con il lascito della sua eredità, in una ulteriore fase evolutiva, dilatata su tempi molto lunghi, che dalle fratture e dagli scontri del pieno Cinquecento si è estesa fino a un passato molto recente, incorporando lungo la strada una quantità notevole di specificazioni, di ripensamenti, di aggiunte e correzioni, generati da un ventaglio di tanti attori e di tante forze diversi. 

Lentamente, parzialmente, con tante marce indietro e cambi di rotta, non solo il paesaggio religioso, ma l'intero tessuto della società cristiana dell'Occidente latino ha subìto l'influsso di una concezione organica dei rapporti tra Chiesa cattolica e mondo moderno, che ha avuto nel patrimonio del concilio e nella sua memoria storica uno dei fulcri significativi di riferimento. Mi sembra questo il nucleo più interessante della proposta di rilettura portata avanti con costanza e impegno da Paolo Prodi in lunghi anni di ricerca secondo un'impostazione originale e spesso innovativa, ribadita ancora nel recente suo volume riassuntivo sul Paradigma tridentino, riconosciuto a tutti gli effetti sigla identitaria di una vera e propria «epoca della storia della Chiesa» (così recita il sottotitolo), esauritasi solo nel cuore dell'ultimo Novecento. 



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