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CHIESA/ Il Concilio di Trento e il "cristianesimo dell'Incarnazione"

Il 4 dicembre 1563 si chiudevano i lavori del Concilio di Trento, che ha contribuito in modo decisivo a segnare il volto del cattolicesimo di tutta l’età moderna. DANILO ZARDIN

Rubens, Sacra famiglia con sant'Anna, particolare (anni 20 sec. XVII) (Immagine d'archivio) Rubens, Sacra famiglia con sant'Anna, particolare (anni 20 sec. XVII) (Immagine d'archivio)

Il 4 dicembre 1563 si chiudevano a Trento i lavori del Concilio che ha contribuito in modo decisivo a segnare il volto del cattolicesimo di tutta l’età moderna. Per comprendere la reale portata trasformatrice del concilio tridentino, oggi è sempre più necessario partire da lontano. Non tutto sbocciò improvvisamente a Trento, e non è solo da Trento che è stato determinato il rinnovamento generale del cattolicesimo della prima età moderna. Le premesse teologiche, ecclesiologiche, giuridico-politiche del disegno che il concilio mise a punto si ricollegano a un vasto cantiere collettivo di elaborazione delle idee e di riflessione sulle esperienze storiche dell'uomo europeo, che aveva cominciato a mettersi in azione molto prima dell'esplosione della Riforma protestante e prima, ugualmente, delle complesse trattative politico-diplomatiche che portarono alla convocazione della prima sessione del concilio. 

La cristianità medievale si stava frammentando sempre di più. Si imponevano i nuovi centri di potere degli Stati territoriali. La ricerca intellettuale, mettendo in relazione scienze sacre, ragione filosofica e tradizione umanistica del classicismo cristianizzato, imponeva di dare nuovi sbocchi al modo di coniugare la proposta della fede cristiana con la mente, i bisogni e gli interessi di una società che cominciava, in mezzo a tutti i suoi limiti, a rendersi moderna. Le spinte di cambiamento venivano da lontano. Operavano in sensi anche molto diversi. Ma non potevano essere eluse. Trento le rilanciò, interpretandole a modo suo. E da allora si inserì, con il lascito della sua eredità, in una ulteriore fase evolutiva, dilatata su tempi molto lunghi, che dalle fratture e dagli scontri del pieno Cinquecento si è estesa fino a un passato molto recente, incorporando lungo la strada una quantità notevole di specificazioni, di ripensamenti, di aggiunte e correzioni, generati da un ventaglio di tanti attori e di tante forze diversi. 

Lentamente, parzialmente, con tante marce indietro e cambi di rotta, non solo il paesaggio religioso, ma l'intero tessuto della società cristiana dell'Occidente latino ha subìto l'influsso di una concezione organica dei rapporti tra Chiesa cattolica e mondo moderno, che ha avuto nel patrimonio del concilio e nella sua memoria storica uno dei fulcri significativi di riferimento. Mi sembra questo il nucleo più interessante della proposta di rilettura portata avanti con costanza e impegno da Paolo Prodi in lunghi anni di ricerca secondo un'impostazione originale e spesso innovativa, ribadita ancora nel recente suo volume riassuntivo sul Paradigma tridentino, riconosciuto a tutti gli effetti sigla identitaria di una vera e propria «epoca della storia della Chiesa» (così recita il sottotitolo), esauritasi solo nel cuore dell'ultimo Novecento.