BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA/ Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio, chi è davvero il più "politico"?

Pubblicazione:

Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Leggendo la situazione di allora nella luce della crisi odierna, la frase centrale delle Cinque piaghe potrebbe assumere un significato pregnante nell'interpretazione dell'attuale Pontificato: "La Chiesa primitiva era povera, ma libera; la persecuzione non le toglieva la libertà del suo governo, neppure lo spoglio violento dei suoi beni non pregiudicava per nulla la sua vera libertà. Ella non aveva vassallaggio, non protezione, meno ancora tutela, o patrocinatori; sotto queste infide e traditrici denominazioni s'introdusse la servitù dei beni ecclesiastici; da quell'ora fu impossibile alla Chiesa, come dicevamo, mantenere le sue antiche regole intorno all'acquisto, al governo e all'uso dei suoi beni materiali; la dimenticanza di queste norme, che toglievano a tali beni tutto ciò che hanno di lusinghevole e di corruttore, l'indusse all'estremo pericolo". 

A ben vedere, per Rosmini, il problema della ricchezza e dei beni non è costituito dal loro acquisto, governo ed uso, ma da tutto ciò che "di lusinghevole e di corruttore" può essere assunto dagli stessi rappresentanti della Chiesa. È quindi tramite il clero e i vescovi che, secondo Rosmini, lo spirito "del feudalesimo", cioè dell'abuso di ricchezza e potere, ha deformato le istituzioni ecclesiastiche. E come fa notare Francesco nell'esortazione Evangelii gaudium, lo stesso spirito determina ormai anche la logica dei laici in "guerra" tra loro "per invidie e gelosie" (EG 98).

Le cinque riforme per Rosmini consistono nelle seguenti: superare la divisione del clero dal popolo, che si manifestava nell'uso di una lingua incomprensibile al popolo (latino), la quale impediva la partecipazione attiva e matura di ogni fedele ai riti liturgici; contrastare la mancante formazione del clero, che non solo dava l'occasione all'introduzione di gerarchie specifiche nel clero, ma contribuiva anche a degradare il livello dell'istruzione dei fedeli con catechismi poco intelligenti; superare le logiche di potere che causavano una disunione dei vescovi, e l'ingerenza da parte del potere secolare nella nomina dei vescovi. È a questo punto che Rosmini pensa ad un sistema elettorale articolato (non semplicemente democratico) di determinazione dei vescovi in cui anche i laici possono esprimere la loro voce. Infine, l'ultima piaga denuncia in maniera più emblematica la dipendenza della Chiesa da logiche non spirituali ma di potere. Ciò che si esprime in tutte e cinque le piaghe è quindi l'unità e dunque l'inclusione di tutti i cristiani – clerici e laici – nella triplice carità temporale, spirituale ed intellettuale. Tale logica difatti è alternativa a quella feudale della ricchezza che produce divisione ed esclusione.

Con il superamento della dipendenza feudale della Chiesa dalla ricchezza e dal potere, Rosmini intendeva quindi tutt'altro che "deistituzionalizzare" la Chiesa o la sua importanza per la vita pubblica e politica moderna. La prospettiva della "riforma", invece, era intesa come un ripensare le strutture ecclesiali nel senso del loro servizio all'unità e all'inclusione dei cristiani, clerici e laici insieme. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >