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PAPA/ Dalla Germania: la "realtà" di Francesco sfida conservatori e progressisti

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papa Francesco (Infophoto)  papa Francesco (Infophoto)

Ma che faranno arrabbiare gli altri quando si accorgeranno che, ovviamente, Jorge Mario Bergoglio (prima) e papa Francesco (poi) non hanno mai pensato "l'autodeterminazione sessuale della donna come un salvacondotto per uccidere bambini non ancora nati o lo sposalizio per omosessuali come una conquista di civiltà".

Tuttavia, ci sono anche quelli che − a proposito dei primi otto mesi di pontificato di papa Francesco − non sono affatto in tale posizione di attesa, al pari di conservatori e progressisti, i primi in attesa di un errore dottrinale, i secondi in attesa di capire se faccia realmente sul serio con la sua rivoluzione della tenerezza, per chiamarla così. Ma che pregano piuttosto che il Signore lo faccia realmente capace di sciogliere i nodi in cui siamo allacciati nella nostra fede e nelle nostre opere, e che testimoniano il limite e i tradimenti di cui è capace il popolo cristiano.

Mi limito a testimoniare, vivendo nella regione della riforma di Martin Luther e nei territori, per quanto riguarda la storia più recente, in cui per quarant'anni i comunisti sono stati al potere, che Francesco mette in movimento processi impensabili fino ad alcuni mesi fa. Per esempio una collega, con cui mi sono trovato a parlare di Christa Wolf, scrittrice che forse si era opposta al regime della DDR, ma che aveva vissuto in esso per tutta la vita, e che in uno dei suoi ultimi romanzi, Stadt der Engel oder The Overcoat of Dr Freud (Suhrkamp, 2010; it., "La città degli angeli", 2011, ndr) parlava del complesso di inferiorità dei cristiani nel loro bisogno di presentarsi come superiori, dagli affari alla fede (cfr. p. 16); bene, dicevo, questa collega mi ha chiesto di leggere la presentazione della Evangelii Gaudium, perché aveva percepito una novità nel modo di essere, pensare ed agire di papa Francesco.

O, per fare ancora un esempio, il mio vicino di casa, un uomo semplice che fa il giardiniere ed appartiene alla chiesa avventista del settimo giorno, mi ha chiesto se potevo procurargli la traduzione della Evangelii Gaudium perché gli sembrava, sebbene avesse qualche dubbio per il fatto che il papa è gesuita, che Francesco parlasse proprio di Gesù, senza nessun irrigidimento dottrinale.

Concordo con Lucio Brunelli e con Daniel Deckers che tra papa Francesco e il papa emerito Benedetto XVI vi siano un diverso stile, ma lo steso amore per Gesù Cristo, che ci vuole incontrare attraverso la sua sposa, la Chiesa (una Chiesa aperta fino alle periferie esistenziali del mondo), e mi chiedo, con umiltà e con profonda commozione, cosa ci voglia dire il Signore con quest'uomo che i cardinali, il 13 marzo scorso, hanno scelto per diventare papa, "strumento della Sua volontà salvifica", come avrebbe detto sant'Ignazio. Una domanda che tutti i tradizionalisti (ma anche i progressisti) dovrebbero porsi. 



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