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NATALE 2013/ La sfida di un Bambino al paganesimo di tutti i tempi

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Caravaggio, Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi (1600?) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi (1600?) (Immagine d'archivio)

A Natale la poesia spontaneamente affiora alle labbra, come un rifugio ritrovato in cui distendersi dalle pene di una quotidianità insolente e dalle ferite di una modernità alla ricerca di se stessa solo attraverso l'effimero e il vacuo. Con nostalgia rinnovata penso ai miei Natali d'infanzia quando nella stalla veniva allestito il presepio da sette fratelli con un rito quasi magico. C'erano le mucche, c'era un asinello che mi divertiva molto quando ragliava a squarciagola, se gli veniva fatta una contrarietà pacchiana da noi bambini dispettosi.

Il presepe era allestito in un angolo al posto del vitello venduto appena a sei mesi d'età, mentre la mucca guardava incuriosita tanto interesse dei giovani per la sua dimora odorosa di stallatico.

Nella grotta Gesù Bambino non aveva freddo, si fidava della Madre e di san Giuseppe che desolati già pensavano di fare il fagotto e fuggire in Egitto nella notte. Il deserto grande e sconfinato metteva paura e angoscia. Come le diverse strade che s'incrociano e s'intersecano nella mutabile sorte della vita.

Al di là di tanti ricordi dentro suonanti con un'armonia antica di suggestione che non so dire, il Natale è la grande occasione di grazia di Dio che passa in mezzo alla umanità dolente e in crisi di valori, prima ancora che di finanza. È l'umanità che soffre senza un orientamento sicuro a cui indirizzare le proprie richieste di senso in una società specialista nell'apparenza.

Dio si è fatto uomo, è venuto in mezzo a noi e di questa sorpresa divina tutti dovrebbero gioire di felicità e di riconoscenza. Il Natale diventa sempre un'occasione di rivisitazione della "pietas" del divino che, incarnandosi, resta tra noi con il messaggio di nuovo capace di cambiare la nostra mentalità, fatta di piccole astuzie e di rare soddisfazioni. A tutti vuole ricordare la nostra appartenenza a Dio: da Lui proveniamo, da lui siamo nutriti, da Lui siamo conservati nell'esistere.

Di Dio don Bosco diceva "Io l'ho sempre pensato come un buon papà" e san Giovanni evangelista lo presenta come l'Amore al più alto livello di eccellenza, la Caritas inesauribile, il benefattore che ricomincia il suo disegno su noi ogni volta che gli uomini finiscono per cadere nei gorghi del male.

Esiste anche un Natale paganeggiante, fatto di pranzi pantagruelici e brindisi sontuosi che denunciano sempre poco buon gusto e incapacità di leggere lo snodarsi della liturgia che ci presenta il mistero di Cristo, incominciando dall'Incarnazione rivelatasi a Betlemme. 

In tutte le varie testimonianze della fede delle origini cristiane appare chiara una grande verità ancora palpitante di attualità per la nostra riflessione. 



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COMMENTI
23/12/2013 - Evviva arriva ancora il Bambin Gesù (claudia mazzola)

Riesco solo a pensarla come monsignor Manfredini: che l'Eterno si sia fatto un Bambino è cosa dell'altro mondo in questo mondo. Buon Natale a tutti.