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NATALE 2013/ Benedetto XVI e la lezione dei pastori

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Caravaggio, Madonna dei pellegrini (1604-06) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Madonna dei pellegrini (1604-06) (Immagine d'archivio)

Il medesimo dramma è registrato nella ben più succinta versione di Marco: "Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro" (Mc 16,12-13). Sotto altro aspetto: "in alia effigie", secondo la Vulgata. Di qui ha origine la prorompente sollecitazione che il Natale lancia alla libertà e all'intelligenza di ogni uomo, affinché la perpetua offerta dell'incarnazione, che fa di ogni giorno un Natale, non resti disattesa. 

Ai due discepoli il misterioso accompagnatore rimprovera stoltezza e lentezza: una sorta di inerzia o pigrizia della ragione di fronte ai segni della realtà, che viene da essi piuttosto tristemente patita che interpretata con fiducia. Viene alla mente l'aforisma latino citato, fra gli altri, da Agostino di Dacia e Niccolò da Lira: "Littera gesta docet, quid credas allegoria". I fatti sono lì, davanti agli occhi; per credere ci vuole l'interpretazione. In tal senso ciò di cui i pellegrini di Emmaus hanno bisogno, è – letteralmente – una spiegazione. Natale è, qui e ora, nella misura in cui l'uomo riconosce in quanto avviene, sotto imprevedibili aspetti, un riferimento a Lui. Questa è la perpetua glorificazione di Cristo, del Verbo incarnato, nel tempo e nello spazio. Se il Figlio dell'Uomo è nato in una stalla, "al tempo del re Erode" (Mt 2,1), a nessun'altra circostanza è preclusa la possibilità di accoglierlo di nuovo, perché Egli ancora sieda e spezzi il pane fra noi. 

In simile prospettiva conviene raccogliere, e trasformare in reciproco augurio, quanto i due amici, a Emmaus, si confidano, quando, finalmente, "Egli sparì dalla loro vista": "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?" (Lc 24,32). Questo – si potrebbe ripetere – è il segno, per riconoscere Cristo vivente in alia effigie: cor ardens in nobis, un cuore che all'improvviso, per effetto di un incontro misterioso, scotti di gioia, da scettico e triste che era, risolvendosi repentinamente in zelo missionario, in desiderio di condivisione e annuncio.

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