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INEDITO/ "Dammi la Grazia necessaria...", Flannery O'Connor, il re e la falena

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Flannery O' Connor (1925-1964) (Immagine d'archivio)  Flannery O' Connor (1925-1964) (Immagine d'archivio)

"Quello che sto chiedendo è veramente molto ridicolo. O Signore, io dico che attualmente sono un formaggio, e tu fa' di me una mistica, immediatamente. Però è vero: Dio può far questo - può trasformare un formaggio in una mistica […]  Qui c'è una falena che vorrebbe essere re - è una cosa stupida e ignava, una cosa sciocca, una cosa che vuole che Dio, il quale ha creato la terra, divenga suo Amante. Immediatamente".

Qui c'è una mente poetica al lavoro: nei suoi accostamenti surreali (il formaggio che diventa una mistica), così come nei raffinati echi verbali (il suono di moth "falena" viene ripreso da quello di slothful "ignava"). Ma ciò che è essenziale, e commovente, è la costante freschezza dell'impeto che percorre queste pagine. È qualcosa che ricorda i monumentali diari di una giovane donna dall'altra parte dell'oceano, il cui sfondo e destino sono drammaticamente diversi: Etty Hillesum, l'ebrea olandese dall'animo mistico morta a Auschwitz nel 1943 (non è inutile ricordare che in uno dei suoi racconti più lunghi e ambiziosi, The Displaced Person, Flannery proietta l'ombra dell'Olocausto su un angolo di campagna americana). Un diario può apparire a prima vista qualcosa di privatissimo, al limite dell'egocentrismo; e invece è un crocicchio di anime.



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