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RUSSIA/ Kasatkina: il "mio" Natale con Surož e Dostoevskij

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Infine, il grande inno di Natale – "La Tua nascita, Signore nostro Dio, ha fatto risplendere nel mondo la luce della ragione: perché in esso quelli che servivano le stelle hanno imparato dalla stella a inchinarsi a Te, sole di verità, e a riconoscerti dall'alto Oriente. Signore sia gloria a Te!" – proclama che dall'istante del Natale le cose smettono di essere idoli, non sono più quella sostituzione del Dio vero che prima erano le stelle per i magi, ma diventano strada al Signore perché da quell'istante il Suo volto si riflette in tutto il mondo, in ogni sua particella infinitesimale. Così noi ora possiamo conoscere Dio attraverso la Sua creazione perché se la osserviamo attentamente e ci rendiamo disponibili a imparare da tutte le cose del mondo, ogni singola cosa, benché sembri provenire dalle distanze più remote, ci riporterà sempre lì, al Presepio. Per questo ormai non saremo mai più abbandonati…

Ma c'è ancora una sensazione che mi accompagna sempre in questa festa: prima di venire da noi, che non abbiamo voluto accoglierlo in casa nostra, Egli si reca dai nostri fratelli, dagli animali. L'asino e il bue Lo ricevono con gioia, Lo ospitano in casa loro e Lo scaldano col loro fiato nella mangiatoia. "Cristo è con loro ancor prima che con noi" dice a questo proposito lo starec Zocima, e noi faremmo bene a ricordarcelo con venerazione. 



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