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LETTURE/ "Di me diranno che ho ucciso un angelo": dialogo con Gisella Laterza

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È la magia della scrittura, che porta l'autore a creare dei protagonisti destinati a diventare veri, indipendenti, con una voce propria. "Solo più tardi, quando, a vent'anni, ho ripreso in mano il testo per la pubblicazione, ho capito ciò che rappresentava l'angelo per me: la mia adolescenza. Il viaggio dell'angelo che, grazie ai personaggi del romanzo, scopre il mondo è il mio viaggio alla scoperta della vita, delle sue domande, dei suoi misteri".

Il romanzo di Gisella è un percorso attraverso gli interrogativi che accompagnano la nostra vita, ma è anche una fiaba. E le fiabe "sono il modo più antico e più efficace per decifrare il reale. Per questo il genere fantastico è, paradossalmente, il modo più immediato per raccontare i dubbi esistenziali: le fiabe tradizionali contengono simboli radicati nella nostra coscienza, simboli che agiscono sull'inconscio e che possono arrivare al lettore, soprattutto al lettore giovane, in modo più diretto e decifrabile di un dato reale. Ad esempio, un simbolo molto potente nelle fiabe tradizionali e presente nel mio romanzo è la foresta. La foresta è il luogo in cui l'angelo cade nella sua prima notte nel mondo. Perché? Perché la foresta, come i boschi delle fiabe, come la selva di Dante e come tante altre selve, è il luogo dell'anima, simbolo inequivocabile di perdizione e smarrimento; e perché nella foresta stessa c'è spesso la strada per uscirne e per ricominciare una nuova vita". 

Di quando ero bambina, prima ancora degli eventi che accadevano intorno a me, ricordo le storie raccontate nei libri di fiabe. Chiedo perciò a Gisella quali siano i libri che hanno accompagnato la sua infanzia e lei nomina le fiabe regalate dal papà, Bianca Pitzorno e i romanzi d'avventura: L'isola del tesoroIl richiamo della forestaZanna bianca. "Nella mia adolescenza è stata fondamentale la conoscenza di Calvino", continua. "Mi ha incantato la sua capacità unica di giocare con le parole con grande consapevolezza, ma anche con un divertimento palpabile". Poi Tolkien, "acuto filologo e geniale inventore di mondi fatati" e Tolstoj, «pittore dell'animo umano". Il suo grande amore letterario, però, è Virginia Woolf. "Mi hanno irretito i suoi romanzi, soprattutto Gita al faro e Orlando, e mi ha affascinato e inquietato il suo Diario di una scrittrice: Virginia Woolf vedeva troppo profondamente il mondo, e arrivare al fondo delle cose significa non riemergere". 

Ci salutiamo con una citazione dal romanzo: "Tutti possono ammirare la bellezza della luna, perché risplende ogni notte, tranne in quelle oscure. Ma la bellezza dell'aurora è per pochi, ed è per questo che è più preziosa".




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