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LETTURE/ Khalid, dalla Libia all'Italia: partire uomini e "tornare" bambini

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Monica Mondo usa Khalid e attraverso i suoi occhi ci porta a guardare il ventre molle della Roma povera, i soprusi, il razzismo solerte e sfruttatore. 

Ci fa guardare attorno e immerge il suo ragazzo nel momento peggiore possibile: nel mezzo di un parco all'imbrunire, un pugno di bulli armati di piercing, spranghe e voglia di violenza che vogliono esattamente usarla, nel modo più brutale possibile, contro lui e il suo compagno di colore con cui ha stretto una provvisoria amicizia. Di qui il coltello, la ferita, la difesa. Il dare la vita, per salvare l'onore, suo e dell'amico. L'eroismo, la dignità, la frattura.

Tra il bene e il male: diventa chiara.

Khalid, piccolo guerriero anzitempo, viene abbandonato sanguinante dalla banda dei bulli pusillanimi e ricoverato in ospedale grazie all'intervento dell'amico scampato, salvato.

Da qui si comincia a ritornare: indietro, verso l'infanzia, la famiglia perduta. Gli sguardi buoni, finalmente, veri. 

Gli adulti che sono capaci di un amore finalmente gratuito. E senza fine.  

Khalid si vede guardato per quello che è, con il suo bagaglio di odio, ma anche con la sua storia, viene restituito a questa, viene ricondotto alla sua vita, al suo senso, alla sua famiglia. Lui capisce che non serve scappare, che è più giusto stare davanti alla realtà, cercando le cose e le persone belle che ne fanno parte.

Così, imbarcato su un aereo, torna a casa, accolto dalle lacrime della madre, fatto sorridere dalle affermazioni della saggia nonna. Ritrova il fratello maggiore, che riconosce non più come un guerriero ma un semplice meccanico, innamorato, che cerca di guadagnarsi il pane e farsi una famiglia sua.

Anche i lettori lo vedono, il lieto fine non è un finale ma esattamente un fine, uno scopo, cioè un senso.

Khalid, il ragazzino arabo, capace di amare esattamente come tutti i ragazzi del mondo, descritto così bene nel suo cammino: un racconto che è come un alberello, sottile e forte, che punta dritto in alto, svetta nella sua speranza indicando il cielo.

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Monica Mondo, "Il mio nome è Khalid", Marietti, Milano, 2013, 90 pp.



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