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GIORNALI/ Se papa Francesco conosce il mercato meglio dei conservatori inglesi

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Boris Johnson, conservatore, sindaco di Londra (Infophoto)  Boris Johnson, conservatore, sindaco di Londra (Infophoto)

 In pratica, la famigerata "mano invisibile" di Smith è riconducibile ad una teoria circa la genesi e lo svilupparsi delle istituzioni, a partire dal problema precipuo di fronte al quale è posto un qualsiasi scienziato sociale: capire il come e perché del darsi di un fenomeno.

È evidente che, in questa prospettiva, appellarsi all'avidità e all'egoismo non significa minimamente collocarsi nella tradizione del liberalismo smithiano, anzi, semmai, significa prenderne fortemente le distanze e avventurarsi in tradizioni e prassi che con la storia di tale liberalismo hanno poco o nulla a che fare. A ben vedere, però, l'appello a simili sentimenti morali non ha molto a che fare neppure con i teorici di quel capitalismo che va sotto il nome di reaganismo o di thatcherismo, al quale ha fatto appello il sindaco Johnson.

Si consideri, ad esempio, la riflessione di un esponente di spicco della cosiddetta reaganeconomics, lo studioso americano George Gilder. Gilder è convinto che un sistema come quello capitalistico necessiti di una "cultura del dono" e di una forza morale improntata ai valori della tradizione ebraico-cristiana e che, di conseguenza, non possa far leva sul mero self-interest utilitaristicamente inteso e scrive: «È impossibile, a partire dal meccanismo di razionalità del self-interest, dar vita ad un sistema regolato e sicuro che non finisca per indebolire le fonti della volontà e limitarne il potenziale rispetto al pericolo e alla lotta, che non impoverisca lo spontaneo flusso di doni e di sperimentazioni che estendono le dimensioni del mondo e i circoli dell'umana simpatia».

Gilder, dunque, giudica in modo estremamente negativo la volgarizzazione utilitaristica del principio smithiano del self-interest che prelude alla teoria di un "capitalismo senza capitalisti", ad una concorrenza senza concorrenti e ad un mercato di beni omogenei, con operatori in possesso di una conoscenza perfetta: un luogo nel quale gli interessi di uomini onniscienti tenderebbero verso un equilibrio perfetto mossi, appunto, da una "mano invisibile". Di contro, egli è convinto che non esista altra via per rispondere concretamente al dramma della povertà che non passi per l'espansione del "circolo creativo del dare", che non contemperi l'aumento esponenziale di coloro che con coraggio si assumono il ragionevole rischio dell'investimento imprenditoriale; persone fiduciose del futuro, aperte alla Provvidenza, innamorate della vita e del proprio prossimo.

Non saprei dire e francamente non sono interessato alle motivazioni che hanno spinto Johnson a sostenere tesi così poco originali, ma solo un po' urticanti. Forse ci sono ragioni di concorrenza interna al Partito Conservatore inglese per la conquista della leadership, una reazione forte al presunto moderatismo dell'attuale premier Cameron; sotto questo aspetto, tutto il mondo è paese.



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COMMENTI
03/12/2013 - commento (francesco taddei)

c'è anche chi è costretto a mettersi in proprio perchè il lavoro non lo trova. e dovendo sopravvivere ogni giorno, sia per i propri bisogni, sia cercando di evitare la sottomissione ad uno stato che coccola gli ipergarantiti, spremendo gli altri. chi si mette in proprio mica diventa automaticamente benestante, anzi affronta, lui si, una vita precaria in molti punti di vista. se partendo da questa posizione ci si avvicina al macellaio o al birraio io non li condanno.