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STORIA/ Berggol'c e Ginzburg: Leningrado, quando la coscienza trascinava il corpo

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Leningrado, 1944. Fine dell'assedio (Wikipedia)  Leningrado, 1944. Fine dell'assedio (Wikipedia)

Poi quando la morte per bombardamento e per fame si espande sempre più minacciosa, la persona si scontra con un mondo circostante diventato irriconoscibile, col caos, con le necessità biologiche che diventano predominanti, e l'avamposto più avanzato di questo "mondo ostile" diventa improvvisamente il suo stesso corpo. Nel mondo della città assediata ogni cosa è diversa, domina lo "straniamento", tutto appare nuovo e incontrollabile, tanto da esaurire le forze fisiche e morali. Proprio per difendersi da questo insopportabile "straniamento" l'uomo assediato si crea un nuovo sistema difensivo fatti di riti, tesi certo a razionalizzare i consumi, ma soprattutto ad attutire un poco la sofferenza fisica individuale con una nuova routine; si può dire infatti che questo aspetto "culturale" in senso lato respinge ai margini il problema biologico: "Nel periodo del massimo esaurimento divenne assolutamente chiaro che era la coscienza a trascinare avanti il corpo".

In questo modo, pur vivendo in una situazione intollerabile, l'uomo assediato si rifiuta di credere che la propria situazione sia disperata, spingendo in tal modo più in là il limite estremo della sopportazione fisica e morale, e arrivando qualche volta a salvarsi quasi violando le leggi fisiologiche. 

La "guerra totale" − osserva la Ginzburg − guerra di cui l'assedio di Leningrado è stato un lancinante episodio, ha l'effetto di atomizzare l'uomo, esattamente come fa il regime totalitario distruggendo senza pietà ogni legame sociale. A dispetto delle gigantesche strutture militari, politiche, sociali ed economiche messe in gioco nella "guerra totale", l'uomo assediato è di fatto solo, alienato dalla Guerra degli altri. Nel punto preciso in cui lui si trova non ci sono strategie, né nemici, né politica, c'è solo la morte: per Lidija Ginzburg la guerra è semplicemente il tentativo di uccidere lei e i suoi cari. Ma nella sua totale dipendenza, all'uomo assediato resta un'ultima libertà, quella di non morire; e così si ricrea un legame elementare con l'epopea comune: se il nemico vuole annientare i leningradesi e io non muoio, vuol dire che ho dato il mio contributo alla salvezza di tutti.

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