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LEWIS HINE/ New York, 1929: il "folle volo" che sfidò la Grande Depressione

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Foto di Lewis Hine (Immagine d'archivio)  Foto di Lewis Hine (Immagine d'archivio)

Hine s'inserisce, dunque, a pieno titolo, nel clima culturale della fine degli anni venti–inizio anni trenta, che vede in America personalità come Georgia O'Keeffe – che nel 1926 dipinge le sue famose vedute di New York − o Edward Hopper, che ha visioni di città silenziose e quasi deserte, di bar dalle cui vetrine illuminate si scorgono solitari nottambuli o di stanze in cui il tempo ha una lentezza esasperante mentre la luce disegna nitide geometrie di colore.

Nato nelle campagne del Wisconsin (per la precisione a Oshkosh, nel 1874), Hine porta dentro di sé un senso di stupore e di rispetto per la grandezza della natura umana: un'umanità che ha continuamente dimostrato di saper sfidare le leggi della fisica, superare i limiti dello spazio, del tempo e della ragione, anche a costo di rinunce, fatica e sofferenza.

La sua ricerca è iniziata, infatti, con un lavoro che, per i temi trattati, può apparire oggi fin troppo crudo, ma che, in realtà, è la conferma di un approccio tutt'altro che aneddotico e sentimentale, semmai degno di un inviato speciale, di un soldato di trincea: lucido, senza orpelli e privo di qualsivoglia intenzione di giudizio. 

Vediamolo. Dopo una lunga esperienza giovanile di lavoro in fabbrica, Hine frequenta le Università di Chicago e di New York, dove si laurea in Sociologia. Inizia a insegnare presso una scuola di New York e, per rendere più efficaci le sue lezioni, utilizza alcune fotografie scattate da lui: "Se sapessi raccontare una storia non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica", ha confessato. 

Sono immagini rubate dalla strada, nei quartieri più degradati, nei vicoli sporchi e malridotti, popolati da un'umanità indigente, ma orgogliosa, soprattutto non disposta ad arrendersi, anche a costo di sforzi estenuanti. In particolare, il suo obiettivo registra le fatiche di centinaia di bambini, sbarcati a migliaia ad Ellis Island in cerca di un lavoro qualsiasi, per guadagnare pochi centesimi al giorno e condividerli con una schiera infinita di fratelli e sorelle. Lustrascarpe, venditori di giornali, piccoli operai (ancora più minuti al cospetto dei giganteschi telai su cui lavorano), raccoglitori di ostriche, di patate e pescatori più piccoli del loro pescato: l'occhio di Hine registra con doloroso realismo le condizioni di un'umanità indifesa ma indomita, povera ma piena di dignità, pronta a rincorrere l'ideale tutto americano della rivincita e del riscatto, ancora capace di sognare un futuro nonostante la bruttezza del presente. 

Queste foto, realizzate tra il 1905 e il 1917 per il National Child Labor Committee (Commissione Nazionale sul Lavoro Minorile), hanno trovato molti proseliti (dal parigino Eugène Atget Hine, all'americana Margaret Bourke-White al fondatore di Life, Evans Walzer). 



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