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FENOGLIO/ La storia di un "matto" che voleva scrivere libri

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Eccone uno stralcio fondamentale: "Caro Sig. Vicari: mi scusi se Le scrivo con carta della mia Ditta, ma non ne ho altra sottomano e desidero rispondere immediatamente alla Sua gentile lettera del giorno 29 novembre. In verità il mio libro va raccogliendo una più che soddisfacente ed un poco insperata messe di recensioni piuttosto favorevoli. Soltanto Lei però (e sono lieto di dargliene atto) ha capito, e cercato di far capire, che la mia incolta prosa era frutto e risultato di cultura. Persino i Consulenti dell'Einaudi, erano convinti, almeno nei primi tempi, che io altro non fossi che un meccanico dotato di forte istinto narrativo, mentre io ho alle spalle un bel po' di studi classici e traduco a prima vista Shakespeare ed Hopkins. Complimenti dunque, e soprattutto grazie, per la Sua intuizione…".

Fenoglio avrebbe avuto vita dura contro gli scogli ideologici. Lo scrittore Alessandro Tamburini ha raccontato con grande efficacia la selva di critiche che gli vennero mosse da parte marxista, sulle pagine dell'Unità e di Rinascita. Fra l'agosto e l'ottobre 1952 I ventitre giorni della città di Alba (usciti in giugno per i "Gettoni" di Elio Vittorini) subirono un serrato fuoco incrociato. Il pezzo più feroce fu quello di Davide Lajolo del 29 ottobre sull'Unità. Si accennò, tra l'altro, "a giochi di parole, di brutte parole" (nel suo Diario Lajolo scrisse: "Ho letto I ventitre giorni della città di Alba di Beppe Fenoglio. Non mi è piaciuto. Mentre perdura la propaganda antiresistenziale e i partigiani vengono buttati in carcere come delinquenti, questo racconto di Beppe che ha fatto la Resistenza accanto a me, sulle Langhe, mi è parso aiutare chi s'affanna a denigrarci"). Ci fu anche chi, come Carlo Salinari, nel dicembre 1953 su Rinascita, fiocinò Fenoglio senza averlo neppure letto (salvo poi pentirsene alla morte dello stesso Fenoglio quando parlerà di quei racconti come di "una grande rivelazione"). Nel clima dei primi anni Cinquanta era troppo forte presentare un volto della Resistenza diverso dalla cavalcata trionfale. La fenogliana versione "integrale" della Resistenza era arrivata con mezzo secolo d'anticipo. 

Il culmine della full immersion fenogliana si è toccato con i ricordi della sorella Marisa. È come se avesse preso per mano i partecipanti e li avesse portati dentro la macchina del tempo. Un film dai colori seppiati che ha acceso le immagini degli inverni ghiacciati sulla Langa, gli albori della vocazione di scrittore di Beppe (in una città, Alba, che non aveva interesse per gli scrittori), il suo binario appaiato di fumo e scrittura, il rapporto con i clienti della Macelleria Fenoglio: "quando ero bambina mia madre all'ora di chiusura mi mandava in giro per vedere se gli altri macellai avevano già chiuso la serranda, solo allora poteva chiudere la Macelleria Fenoglio…". 



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