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LETTURE/ L'Irlanda, il massone Kipling e il cristiano Chesterton

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Gilbert Keith Chesterton (Immagine d'archivio)  Gilbert Keith Chesterton (Immagine d'archivio)

Prosaico? Sì, ma solo per chi non sa distinguere la prosa dalla poesia. Chesterton questa sapienza la possedeva e si rendeva conto di quanto gli irlandesi fossero un popolo poetico nel senso più genuino. Non perché adoperassero la lingua in modo particolarmente affettato, ma perché – al contrario – sapevano riconoscere la bellezza nei minimi accadimenti di ogni giorno.

Il resoconto del viaggio di Chesterton fu pubblicato nel 1919, quando la fine della guerra aveva ormai allontanato lo spettro della coscrizione obbligatoria, lasciando peraltro intatti tutti gli problemi del rapporto con la Gran Bretagna. Impressioni irlandesi (ora edito in Italia da Medusa nella traduzione di Cristiano Casalini e con un'introduzione di Gregory Dowling) è un libro strepitoso, se non altro per la naturalezza con cui Chesterton polverizza ogni distinzione fra letteratura e giornalismo. Definizioni che nel suo caso perdono di significato: a contare è la qualità della scrittura, la nitidezza del pensiero. Almeno su questo, probabilmente, Chesterton non sarebbe stato in disaccordo con Kipling.



(Questo articolo è l’anticipazione dell’Irish Forum di Enrico Reggiani e Alessandro Zaccuri dedicato a G.K. Chesterton previsto per oggi, 9 dicembre 2013. I dettagli su http://wbyeats.wordpress.com)



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