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LETTURE/ la lezione di Varlam Šalamov: se essere innocenti è una colpa

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Questo è il quinto volume di una serie iniziata da Luigi Fenizi diciotto anni fa. Il primo saggio è Il secolo crudele, un’originale rilettura del Novecento (e dalla violenza di massa che lo ha caratterizzato) tramite una serie di dialoghi immaginari tra lo stesso Fenizi e alcuni protagonisti (non necessariamente più noti) del secolo che allora stava chiudendosi. Il secondo, Icaro è caduto. Parabola storica dell’utopia moderna, è un’esplorazione della valenza dell’utopia, pure politica, all’inizio del secolo appena cominciato. Con La condizione assurda. Albert Camus, il Male e io Fenizi sviscera Camus, i suoi lavori teorici, il suo teatro ed i suoi romanzi per individuarne la sua attualità all’epoca che, singolarmente e come società, stiamo vivendo. L’autore riflette la propria immagine. Con Lo specchio infranto. Sguardi, metafore, enigmi troviamo il mito (da quello di Dioniso a quello di Narciso), il contrasto tra il sacro e il profano, le ombre ed i riflessi, il genio e la sregolatezza, la ricerca dell’amore, la malinconia. Troviamo anche la morte, che non ha però la connotazione della trasformazione/ trasfigurazione verso un aldilà dove si deve dare conto del proprio operato, di quanto si è fatto per sé stessi e,  soprattutto, per gli altri. È unicamente una “sospensione di un solo attimo” perché nel resto dell’esistenza “è sempre la necessità che ci domina”.

Luigi Fenizi non è uno storico di professione. Consigliere parlamentare dal 1974 al 2009, è un saggista di cultura politica (ha collaborato ad Astrolabio, Tempo Presente, Nuovi Studi Politici, Mondoperaio) la cui avventura umana è segnata dall’essere stato colto, ancora giovanissimo, da una malattia rara che lo ha paralizzando totalmente (impedendogli ogni movimento, anche solo un cenno del volto e bloccandogli quindi qualsiasi possibilità di espressione), mantendogli però intatte le facoltà intellettuali. Vive dal 1991 su una sedia a rotelle, ma lavora ed ha ripreso a scrivere. Se ne La condizione assurda. Albert Camus, il Male e io raccontava la tortura individuale che viene dall’immobilità, in quinto suo quinto libro racconta l’assurdo politico e giudiziario. Da esistenziale, l’assurdo diventa quello di una intera società.



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