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PAPA/ Il teologo Cottier: attenti alla trappola della "modernità" di Benedetto

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Benedetto XVI (InfoPhoto)  Benedetto XVI (InfoPhoto)

No, perché quello che si è fatto fino adesso attiene alla storia, e non lo si può strumentalizzare mettendo in opposizione un presunto progresso, cominciato lunedì scorso, e un passato conservatore. Il fatto, ripeto, è che con il progresso scientifico e tecnico si vive di più, almeno − per ora − nei paesi occidentali. La Chiesa ne tiene conto, e non potrebbe essere diversamente, proprio perché la Chiesa stessa è Cristo che opera nella storia.

Si è riconosciuta a Benedetto XVI una grande umiltà. Il papa ha rinunciato al potere?
No, anche questo schema è falso. Nella Chiesa chi comanda è un servitore, e Benedetto XVI lo è stato fin dall’inizio, da quando definì se stesso «un umile lavoratore nella vigna del Signore», cioè un umile servitore del gregge di Cristo. Quella non fu una frase di prammatica, ma lespressione della sua spiritualità e della sua personalità profonda. L’autorità che viene da Cristo è un servizio; l’umiltà di Benedetto è stata quella di comprendere che per servire Cristo era venuto il momento di rinunciare.

Non dev’essere stato facile.
Certamente no. Con grande nobiltà, ha agito da uomo semplice, non da politico. Prima ha raggiunto la certezza in cuor suo, davanti a Dio. Ha maturato la decisione per molto tempo, custodendola nel suo cuore; ha pregato, fino alla piena convinzione di non avere più la salute necessaria per adempiere pienamente il suo servizio. Che oggi, diversamente dal passato, è pesantissimo. Anche qui sta la vera modernità: oggi la massa di pellegrini che viene al Pontefice è enorme, il contatto con la folla è molto più impegnativo rispetto a cinquant’anni fa, gli impegni si susseguono senza sosta, sono estenuanti. Tutto questo una volta nel papato non c’era.

Può un uomo, con la sua ragione e la sua libertà, rinunciare come ha fatto Benedetto XVI ad un mandato che per la Chiesa viene dall’alto, cioè da Dio stesso?
Ma lo Spirito santo è dato a delle persone mortali. Se egli fosse stato, e il diritto canonico non a caso contempla questa eventualità, incapace di intendere, ipso facto la Chiesa avrebbe saputo di dover eleggere un nuovo papa. Benedetto XVI, in piena coscienza, ha obbedito a Cristo. Il suo non è stato l’atto di una persona in preda allo sconforto; al contrario, è stato un atto dettato dalla virtù di prudenza.

Cosa ci ha voluto dire il papa con la sua rinuncia?



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