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PAPA/ La rinuncia di Benedetto? Così una ragione nuova diventa vita

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Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-1, particolare) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-1, particolare) (Immagine d'archivio)

Diviene, pertanto, necessario riacquistare un uso pieno della ragione, non ridotto strumentalmente o funzionalmente, ma aperto, atto all’ascolto. Così scriveva l’allora card. Joseph Ratzinger nel 1999 nell’Archivio Teologico Torinese: «Ciò di cui abbiamo bisogno è qualcosa di simile a ciò che troviamo in Socrate: una disponibilità in attesa, che si mantiene aperta e appunta lo sguardo al di là di se stessa».  Non si tratta, tuttavia, di rimanere bloccati a una razionalità pre-cristiana, quanto di un restare aperti all’infinito, a un Altro che viene e ci fa acquisire quello sguardo d’insieme impossibile all’uomo.

E questo, se si vuole, il grande lascito di Benedetto XVI: lui stesso mostra al mondo come l’esperienza della sua fede sia indissolubilmente unita a un uso “allargato” della ragione. In questo, Santo Padre, ci sentiremo sempre tuoi figli: il tuo gesto, infatti, non ci affranca dal nostro compito, anzi, chiede di noi, della nostra responsabilità di fronte al mondo, noi che siamo “gettati” nel mondo a testimoniare l’incontro del Logos con l’umanità.



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