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PAPA/ Piazzoni (Biblioteca Ap. Vaticana): da Ponziano a Benedetto, la "rinuncia" ha una lunga storia...

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Priva di certezza è anche la fine del pontificato di Giovanni XVIII nel 1009, che solo alcune fonti (ma non altre abitualmente attente a questi temi) riportano come dovuta alla sua decisione di abbandonare la carica e di ritirarsi in un monastero.

Assai confuso e ancora oggi poco chiarito nelle motivazioni e nelle forme è il caso della rinuncia di Benedetto IX. Nel 1044 era stato cacciato da una rivolta, ma nel 1045 era ritornato in città per alcune settimane dove aveva formalmente rinunciato al pontificato, prima di allontanarsi di nuovo; e la storia non era finita, perché Benedetto ricomparve di nuovo a fare il papa dal novembre 1047 al luglio 1048, unico pontefice che l'Annuario pontificio registra come papa per tre periodi diversi.

Molto meglio conosciuti – anche se sempre discussi – sono gli ultimi due casi di papi che hanno rinunciato al loro incarico. Il primo è quello famoso di Celestino V, sul cui brevissimo pontificato la fantasia si è molto cimentata e la sua abdicazione venne interpretata, già dai contemporanei, in modi contrastanti: alcuni vi scorsero un atteggiamento di viltà (così forse Dante Alighieri), mentre altri (ad esempio Francesco Petrarca) ritennero il gesto del pontefice un atto di grande libertà. Eletto nel luglio 1294 dopo una lunghissima sede vacante durata ventisette mesi, venne chiamato dal solitario eremo abruzzese in cui viveva; non aveva esperienza di governo né conoscenza dei meccanismi della curia ma godeva di una grande fama di santità. Solo qualche mese più tardi fece esaminare sotto il profilo giuridico la possibilità che un pontefice potesse rinunciare volontariamente al pontificato, affidandone lo studio a noti esperti di diritto canonico, fra cui il cardinale Caetani. Ottenuta una risposta positiva (e in effetti la dottrina canonistica ammetteva la possibilità delle dimissioni del papa, anche se discuteva sui modi: davanti a un concilio, o ai cardinali, o autonomamente), il 10 dicembre Celestino pubblicò una bolla con cui si dichiarava che le norme per il conclave (che era stato istituito vent’anni prima da Gregorio X per regolare l’elezione dei pontefici) avrebbero dovuto essere osservate anche in caso di abdicazione. Tre giorni più tardi, davanti ai cardinali riuniti, lesse la formula della propria rinuncia, depose le insegne pontificie e chiese ai cardinali di procedere al più presto all'elezione di un nuovo papa. Cosa che avvenne: dopo dieci giorni ebbe inizio un conclave che in meno di ventiquattr’ore elesse il Caetani, divenuto papa Bonifacio VIII la vigilia del Natale 1294.

La situazione creò subito difficoltà: nell’infondato timore che l'antico pontefice potesse costituire un punto di riferimento per gli oppositori, Bonifacio lo fece porre sotto vigilanza nel castello di Fumone, nei pressi di Ferentino, dove Celestino morì il 19 maggio 1296; corse subito voce che non si fosse trattato di un evento naturale e ancora oggi Bonifacio VIII viene spesso accompagnato dal sospetto di essere stato il principale artefice della rinuncia del suo predecessore al pontificato e in qualche modo responsabile della sua morte. 



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