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LETTURE/ Il caso Benson: perché continuiamo ad essergli "debitori"?

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Come molti altri (cattolici e non, sia detto per inciso), anche Benson meriterebbe – chi scrive lo ripete da tempo – non solo letture più adeguate e maggiore attenzione critica, ma anche vesti editoriali più accurate. Ciò non tanto per pur nobilissime ragioni agiografiche e devozionali o per meno nobili brame rivendicazionistiche, quanto piuttosto per le caratteristiche specifiche della sua ampia produzione letteraria, nella quale trovò respiro e versatilità il suo “progetto culturale”, ispirato da una fede profonda e da una coraggiosa creatività, ben consapevole della realtà del suo tempo.

Non casualmente, dunque, subito dopo la conversione (1904), la scelta letteraria operata da Benson fu quella di esplorare in alcuni romanzi la “scomoda” historical fiction ambientata nel periodo Tudor, con ben altre intenzioni rispetto a epigoni (rari) vicini a lui (quali Ford Madox Ford e Virginia Woolf) o vicini a noi (il nome di Philippa Gregory si affaccia alla mente con la sua manipolatoria invadenza…). Da quella scelta, la penna instancabile e versatile di Benson trasse romanzi “impeccabili” (secondo uno scrittore del calibro di Evelyn Waugh) come il citato By What Authority? (1904), The Queen’s Tragedy (1906; mai tradotto), Come Rack! Come Rope! (1912; mai tradotto) e, appunto, The King’s Achievement (1905), accurata e appassionata narrazione delle ferite inferte dallo scisma anglicano sulla carne viva della famiglia Torridon, che, come l’Inghilterra tutta, si spezza e sanguina per… Non una parola di più sulla trama: ai lettori il piacere della scoperta, che sarà ancora più piacevole se assistita da una paziente valutazione delle varie componenti testuali.

E - ahimé, absit injuria verbis - maneggiare la “nuova” edizione italiana di The King’s Achievementappena uscita per i tipi di Fede & Cultura richiede davvero molta pazienza per alcune ragioni che provo ad esemplificare sinteticamente.

Richiede pazienza la decisione (non infrequente da parte dell’editrice veronese, non sempre dichiarata, ma mai corredata di opportuni apparati esplicativi) di recuperare traduzioni “avite”, dal sapore antico e suggestivo (benché spesso di faticosa fruizione), eredità preziose di precedenti e sorprendenti protagonisti di un cattolicesimo culturale italiano perfettamente attrezzato nei confronti della lingua della Albione cattolica (e non solo). Nel caso della versione Fede & Cultura diThe King’s Achievement, la competente collaborazione di Francesca Salvi (della Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di S. Scolastica, Subiaco) ha consentito a chi scrive di reperirne le “radici” in una traduzione intitolata Tamigi Insanguinato: romanzo storico di don Ettore Cerato (Societas Sancti Pauli), pubblicata prima dalla Società Apostolato Stampa (Roma, 1948) e in seguito riproposta dalle Edizioni Paoline (Vicenza, 1970) con una introduzione di Davide Rondoni. Perché non specificarlo?



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