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MONTALE/ Annalisa Cima e quel "miracolo" capace di rompere la solitudine

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La vera poesia rimanda sempre all’Assoluto, a quel «Tutto in fuga» che l’arte può solo suggerire. Il dolore e la sofferenza fanno parte della gioia, la pienezza può riempire il vuoto nell’anima solo quando noi ne abbiamo coscienza e mendichiamo. Così si può viaggiare anche se bendati e immobili in un letto.

Nel 1977 esce da Rizzoli Profilo di un autore: Eugenio Montale, curato da Annalisa Cima e da Cesare Segre. Conversando con l’amica il poeta confida questi giudizi sull’intera sua produzione: «I primi tre libri (Ossi di seppia, Le occasioni, La bufera e altro) sono scritti in frac, gli altri in pigiama, o diciamo in abito da passeggio. Forse mi sono reso conto che non potevo continuare a inneggiare a Clizia, alla Volpe, a Iride, che del resto non esistono più nella mia vita. Quando scrivevo i primi libri non sapevo che avrei raggiunto gli ottant’anni […]. Ho voluto suonare il pianoforte in un’altra maniera, più discreta, più silenziosa».



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