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EDWARD GOREY/ Clericetti: stile e inventiva un po' folle della cultura popolare che affascina i big

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DA SOSTITUIRE- Un'illustrazione di Edward Gorey  DA SOSTITUIRE- Un'illustrazione di Edward Gorey

Diciamo che l'aspetto del disegno è quello che amo di più, ma che rende meno in termini economici. Come dicevano i romani: carmina non dant panem. Ossia la poesia non da da mangiare, quindi bisogna fare anche altri lavori e per fortuna mi sono scoperto capace di scrivere. Quello che mi da da vivere è la scrittura. Ma il disegno è ciò che amo perchè quando disegno entro nel  mondo che sto rappresentando. Un aspetto che mi appassiona anche nella lettura.

Ci sono stati disegnatori che le sono serviti per contenuto o per stile come fonte di ispirazione? Dal punto di vista dello stile no, non credo di avere dei crediti dal punto di vista grafico. Invece per quanto riguarda i contenuti, dicevo, io devo molto a Iacovitti, a Rovello, grande disegnatore e pittore della prima metà del '900, e poi Mosca, Guareschi, tutti quelli del Candido, che mio padre comprava e dove scrivevano anche Manzoni, Mondaini, Steinberg, una scuola non indifferente per me che ero un autodidatta. Invece in televisione ho avuto la fortuna di incontrare Marcello Marchesi, che mi ha fatto da maestro non solo nella tecnica ma anche umanamente. 

 

(Nicoletta Fusè)



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