BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Attenti al trucco dei "valori non negoziabili"

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Michelangelo, David (InfoPhoto)  Michelangelo, David (InfoPhoto)

Infatti, la Dc come la Cdu interpretavano dopo la guerra la coscienza cristiana in politica come anti-statalistica ed anti-centralistica. In questo modo mettevano fine ad un rapporto istituzionale tra Chiesa e politica che soprattutto nel fascismo è diventato più che dubbio. Il loro valore politico centrale, ossia l’immagine cristiana dell’uomo che tradotta in linguaggio politico significa la «dignità umana», per loro era la chiffre che la politica deve innanzitutto rispettare il valore della persona umana e la sua responsabilità individuale. Così, si costituiva una nuova destra, cattolico-liberale, contro una sinistra che tradizionalmente colloca l’uomo all’interno dello Stato e si fida meno della forza morale della libertà individuale.

Nel centrodestra cristiano si esprimeva quindi originalmente un modello alternativo?
Rispetto all’esperienza politica precedente certamente sì, ma bisogna anche aggiungere che i partiti del centrodestra cristiano non sono sempre rimasti fedeli al loro ideale, in maniera tale che anch’essi sono finiti nel travaglio dello statalismo, dell’antiliberalismo, e della perdita dei valori cristiani fondamentali. Così si sono strutturalmente avvicinati alla sinistra che da sempre seguiva una politica secolarizzata. Questa è la dimensione più eclatante della perdita della coscienza cristiana in politica e ciò ha portato non solo al crollo della Dc in Italia e alla crisi del cosiddetto «C» (cioè del qualificativo cristiano) nella Cdu tedesca.

In ogni caso, però, la Chiesa come istituzione cerca ancora di realizzare un suo influsso sulla politica.
Innanzitutto, in una società libera la Chiesa non ha soltanto il diritto di esprimersi, ma può averne anche il dovere, soprattutto se si tratta dei valori fondamentali. Ma ormai per la Chiesa è definitivamente tramontata l’epoca di «alleanza» con un partito, uguale se di destra o di sinistra, perché ormai entrambi sono diventati motori potenti della secolarizzazione della società. Papa Benedetto XVI ha capito bene in quale modo bisognerebbe cambiare: la Chiesa parla alle coscienze, ma non in modo «paternalistico» ossia come «mater et magistra», come spesso essa viene fraintesa. Evidentemente, nella coscienza si lascia alla responsabilità morale della persona l’ultima decisione sull’adesione ai valori cristiani. Ciò significa, quindi, anche l’accettazione della laicità e del pluralismo della democrazia, e quindi anche del pluralismo religioso, da parte della Chiesa: il suo posto essa non lo trova in un partito all’interno di questa laicità e pluralità, ma si colloca ormai trasversalmente, attraverso la coscienza dei cristiani in qualsiasi partito essi si trovino. In tale modo la Chiesa mantiene anche la giusta distanza ai partiti in generale, e può esprimere quindi una valida istanza alternativa al processo di secolarizzazione.

Ma in questo modo, la Chiesa non rischia di allontanarsi dalla politica, e di non cercare più il dialogo con essa? Quale potrebbe essere in questa prospettiva la posizione dei cristiani in politica nel futuro?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >