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IDEE/ Attenti al trucco dei "valori non negoziabili"

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Michelangelo, David (InfoPhoto)  Michelangelo, David (InfoPhoto)

Alla quasi vigilia di queste elezioni, una delle espressioni più gettonate tra gli elettori cattolici (e non) è quella riferita ai cosiddetti valori non negoziabili. Marku Krienke, docente di teologia nell’Università di Lugano, mette in guardia da una visione asimmetrica del riferimento ai valori: «non solo il centrosinistra, ma ormai anche il centrodestra rispecchia l’accelerata secolarizzazione della società e ne è diventato addirittura anche un motore». Un equivoco in cui è facile cadere, dopo l’estinzione del partito cattolico, del partito cioè che si è fatto per 40 anni garante della rappresentanza e della difesa a livello politico di quei valori. Con risultati dubbi, a quanto pare, e basti ricordare i referendum sul divorzio prima e sull’aborto poi. La vera questione, dunque, non è quale sia la casa politica di quei valori, ma la crisi della coscienza cristiana, e, con essa, la sfida della libertà.


Quelli che si sentono smarriti in queste elezioni sono soprattutto i cattolici. Vent’anni dopo la fine della Dc, la situazione sembra davvero radicalmente cambiata.
I cattolici, infatti, si trovano oggi in una fase di transito segnata da una profonda crisi della coscienza cristiana in politica. Non solo il centrosinistra, ma ormai anche il centrodestra rispecchia l’accelerata secolarizzazione della società e ne è diventato addirittura anche un motore. La secolarizzazione si esprime soprattutto nella dimenticanza del valore spirituale del singolo che è un valore morale e religioso e non semplicemente istanza di scelte arbitrarie in una società di consumo. Più che questo paradigma invade la logica dei partiti, meno si più ancora trovare un partito con il quale un cattolico si potrebbe classicamente «identificare».

Che cosa significa in questo contesto la «coscienza cristiana in politica»?
La coscienza cristiana in politica era identificata per lunghi secoli con il controllo morale ed istituzionale della Chiesa sulla politica. Ma da quando nel XX secolo tale paradigma è definitivamente crollato, essa si esprime nelle convinzioni profonde che animano i grandi politici liberali dopo la guerra come De Gasperi ed Einaudi in Italia oppure Adenauer ed Erhard in Germania. Con questi personaggi, i valori cristiani in politica divennero liberali. Questo era il presupposto affinché loro, con il francese Schuman, potevano fondare ciò che oggi è l’Unione Europea: non sulla Chiesa o sui dieci comandamenti ma sui valori della libertà, della democrazia e del libero mercato che secondo la loro convinzione risultano dall’immagine cristiana dell’uomo. In questo modo loro avevano già tradotto gli ideali umanistici del cristianesimo in principi politicamente realizzabili. Ciò consentiva a loro nella politica di seguire un sano pragmatismo. Allo stesso momento, però, erano anche coscienti del fatto che libertà e pragmatismo si possono realizzare soltanto sulla base del rispetto morale e religioso della persona e della famiglia.

Il cristianesimo quindi ha prodotto il liberalismo?



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