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IL CASO/ Shoah, la gratitudine non basta: la storia dei giusti è ancora da scrivere

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Dentro lo Yad Vashem (InfoPhoto)  Dentro lo Yad Vashem (InfoPhoto)

Dal punto di vista storico, ciò è un errore: l’archivio è la stratificazione degli eventi che si vuol ricostruire. Siccome la storia dei Giusti è anche storia delle incertezze, dei problemi, delle difficoltà, delle motivazioni addotte pro o contro il riconoscimento del titolo, nell’adottare un criterio così restrittivo alla consultazione delle sue carte Yad Vashem dà ragione a quanti sostengono che per esso la storia dei Giusti si riduce a una storia di debiti di gratitudine che singoli individui hanno contratto verso altri individui: senza compiere un’indagine ampia e comparativa, soprattutto per vedere se vi furono invece delle reti di assistenza, e come esse furono gestite.

Non si dimentichi poi che anche i dossier aperti alla consultazione non consentono allo studioso di ricostruire le procedure e i dibattiti interni a Yad Vashem, di accertare perché, nella concessione del titolo di Giusto, si pervenne a una decisione positiva, e perché proprio a quella.
Avendo potuto noi consultare a Gerusalemme alcuni dossier sui Giusti italiani, da essi non abbiamo raccolto elementi chiari su che cosa ne pensarono coloro che li esaminarono. Non sappiamo, per esempio, se furono espresse posizioni di minoranza e perché. Non riusciamo insomma a capire, al di là di pochi altri documenti collaterali, l’esatto succedersi dei dibattiti interni a Yad Vashem, e il modo per collegarli alla più ampia ricerca sulla Shoah.

Sotto questo aspetto non ci sembra che a Yad Vashem vi sia un approccio storico al tema dei Giusti: anzitutto perché un tale approccio richiederebbe la più ampia disponibilità di documenti; e poi perché ci sembra manchi una rigorosa analisi delle fonti, e una loro comparazione, in connessione con i più ampi contesti della storia della seconda guerra mondiale e del secondo dopoguerra.

Ci permettiamo tuttavia di segnalare un fattore di novità. Un tentativo di storicizzazione e di comparazione scientifica è stato compiuto a Yad Vashem (per il lodevole impulso del compianto David Bankier e di Iael Nidam Orvieto) su un tema che potremmo definire minato: il “caso Pio XII”. La proposta è stata di discutere, in un simposio a porte chiuse fra studiosi ebrei e cattolici, del ruolo di Pio XII nell’Olocausto, alla stregua della maggior quantità di fonti disponibili, e tenendo presenti i vari contesti, con una ripartizione temporale degli eventi. Ne è scaturito un volume “a quattro mani” ebraico-cattoliche, pubblicato da Yad Vashem con il titolo Pius XII and the Holocaust. Current State of Research. Già dal titolo s’intuisce che almeno sul “caso Pio XII”, Yad Vashem ha accettato che si lavorasse in un alveo storiografico teso a recepire ogni nuovo fruttifero apporto.



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