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IL CASO/ Shoah, la gratitudine non basta: la storia dei giusti è ancora da scrivere

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Dentro lo Yad Vashem (InfoPhoto)  Dentro lo Yad Vashem (InfoPhoto)

È certamente un progresso che Yad Vashem abbia scelto di confrontarsi con i cattolici sul tema riguardante Pio XII e la Shoah, pur nell’ottica di una “diplomazia interreligiosa” che non sempre porta i frutti sperati. Ma ciò non ha sciolto tutti i nodi. Si sono infatti mantenute le distanze su un punto fondamentale: l’esistenza o no di una rete di protezione di cattolici che salvarono gli ebrei europei. Anzi, diciamo pure che il progresso sul dibattito riguardante Pio XII e l’Olocausto è stato reso possibile solo a condizione di tenere a margine il tema dei Giusti organizzati “in rete”.

Da parte ebraica, infatti, si tende inspiegabilmente a mettere la sordina sul fatto che molti divennero dei “Giusti fra le Nazioni” perché sapevano dell’orientamento della Chiesa cattolica e del Papa. Si adduce sempre la mancanza di ordini scritti di Pio XII di aprire le porte dei conventi agli ebrei in fuga in tutta Europa. Ma le testimonianze contenute nei “diari di casa” di molti conventi, e quelle di molti degli stessi Giusti cattolici (come di tanti altri “eroi per caso”) ci dicono l’esatto contrario. In altre parole, molti fra i cattolici si trovarono a essere riconosciuti Giusti tra le Nazioni, non solo per il loro eroismo personale (magari anche casuale), ma anche perché erano certi che il Papa e la Chiesa cattolica, cui essi appartenevano, stavano cercando di salvare il maggior numero di ebrei possibile dallo sterminio, in maniera più o meno fortunosa e più o meno organizzata.

Il vero nodo storiografico, quello centrale, non è quindi il ruolo di Pio XII nella Shoah, o, peggio, lo “sdoganamento” della figura di Papa Pacelli agli occhi degli ebrei; ma il collegamento tra la figura di Pio XII (e la Chiesa come istituzione) e i salvataggi di ebrei compiuti dai cattolici; e l’accertamento, sulla base delle fonti, dell’esistenza di una rete di salvataggi più ampia, superando l’impostazione episodica legata all’eroismo individuale dei Giusti. 

Se è questo il nodo del problema, allora l’orizzonte limitato dell’eroismo individuale non basta. Aggregando le fonti, comparandole e chiarendo la sequenza degli eventi con rigore cronologico, la storia dei Giusti, da demanio riservato della storia episodica, assumerebbe dignità storiografica e diventare fecondo terreno di ricerca interdisciplinare. Così facendo, non solo si accerterebbe meglio l’opera dei Giusti; ma si collocherebbe anche il tema dei salvataggi nella storia politica e sociale della seconda guerra mondiale e del ventesimo secolo: ossia nel contesto che gli è proprio.



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