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GRAZIA DELEDDA/ Anche un assassino è capace di fare il bene di tutti?

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Conosce anche la produzione di un’altra grande poetessa italiana, nata l’anno prima (1870), quell’Ada Negri che sarebbe anche lei sprofondata, dopo la grande fama in vita, in un precoce oblio. «Le sue predilette frequentazioni […] stanno nella sua esperienza più come un fatto vissuto che come un fatto letterario» (Emilio Cecchi). 

Verga, che è autore di quello che a torto o a ragione è considerato il secondo più grande romanzo dell’Ottocento italiano, quei Malavoglia che ottennero un successo di critica e non di pubblico, senz’altro è un riferimento importante per la scrittrice sarda. In realtà, però, le differenze tra la Deledda e Verga sono notevoli.

Basti riflettere sul romanzo Canne al vento. In breve ecco la trama. La nobile famiglia Pintor, comandata da Don Zame, ha quattro figlie: Ester, Ruth, Noemi, Lia. Quest’ultima, la più giovane, è l’unica che riesce a fuggire dalla prepotenza esercitata dal padre, grazie alla complicità del servo Efix che la ama segretamente. Mentre Lia fugge, per impedire il suo inseguimento, Efix uccide il padrone. Ora, negli anni, le ricchezze della famiglia scemano. Il servo rimarrà fedele alle sorelle Pintor compiendo, così, un viaggio di espiazione. «È come un pellegrino con la piccola bisaccia di lana sulle spalle e un bastone di sambuco in mano, diretto verso un luogo di penitenza: il mondo». Quando ritorna nella famiglia Pintor don Giacinto, figlio di Lia, che è dedito al gioco d’azzardo, Efix offre la propria fatica e sofferenza anche per lui. Fino alla fine il servo si voterà alla felicità altrui, come quando Noemi si sta per sposare con don Predu e lui, ormai morente, cerca di prolungare la sua vita per non guastare il matrimonio. Allora fa chiamare il prete e si confessa. Racconta il narratore: dopo «non parlò più, non si lamentò più». Efix esclama: «Come sono contento! Adesso posso morire». Ad Efix è lasciata la confessione su chi sia l’uomo: una canna al vento. «La sorte è il vento. […] Perché questa sorte? Dio solo lo sa. Sia fatta allora la sua volontà».

In un mondo in cui ci sono la sofferenza e la fatica come dato ineluttabile l’uomo può accettare la volontà di Dio o rifiutarla. La condizione umana non è, però, di solitudine e la grande novità è che il peccato può essere redento. Proprio la consapevolezza del peccato è l’origine della dedizione e dell’offerta della vita di Efix. Tutta la vita, ogni nostra azione, il nostro stesso corpo possono diventare offerta e preghiera, per la redenzione del nostro peccato e per la felicità e la salvezza altrui. La fede porta l’uomo ad operare al meglio nella consapevolezza che tutto dipende da un Altro. All’inizio del romanzo, dopo che Efix ha «lavorato tutto il giorno», mentre «in attesa della notte […] per non perder tempo intesseva una stuoia di giunchi» e «pregava perché Dio rendesse valido il suo lavoro», si chiedeva: «Che cosa è un piccolo argine se Dio non lo rende, col suo volere, formidabile come una montagna?». 



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