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IL CASO/ Magatti: il federalismo è cattolico, non ha nulla di leghista

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La risposta data dal centrosinistra, un po’ per rincorrere la Lega, un po’ per le peculiarità stesse di quell’area politica, non è mai stata consapevole del modello sociale ed economico sottostante e di come esso andava cambiando. La composizione di questi fattori ha portato ad un federalismo sbagliato dal punto di vista istituzionale e lontano dal sentire del Paese.

Voltare pagina vuol dunque dire riappropriarsi di un modello «sano» di federalismo. Insomma, non è necessario votare Lega per essere federalisti.
No. Il federalismo è la capacità e la responsabilità di declinare in una forma di Stato la molteplicità originale di questo Paese, il suo essere un insieme di autonomie, di luoghi, di città, di contesti comunitari reciprocamente aperti e solidali, alla luce del senso di giustizia tipicamente cristiano sedimentato nella storia della sua gente.

Ci sono anche le patologie.
Sì: Siena, Parma, la Calabria, sono solo alcuni esempi di come la dimensione locale possa diventare localismo e chiusura. Ma il federalismo non è l’espressione di quelle patologie, né queste sono il suo esito obbligato. L’Italia respira solamente se il modello delle sue autonomie è messo in squadra in modo virtuoso. Solo in questo modo si creano le condizioni perché le patologie vengano contenute e prevalgano i punti di forza.

Se il «miracolo costituente» è stato il genio della prima Repubblica, che cosa occorre fare oggi per de-ideologizzare il federalismo e renderlo unipotesi nuovamente plausibile per tutti?
Costruire forme ed esperienze di fiducia reciproca. L’impegno della Costituente è stato possibile, non a caso, dopo i traumi del fascismo e della guerra, ed è derivato dalla capacità della componente di matrice cattolica, che è stata il baricentro della Costituente, di dialogare con le altri componenti culturali di questo Paese in maniera aperta, coraggiosa e orientata all’identità italiana. In questo modo la Costituente ha posto le basi di una riconciliazione tra il Paese legale e il Paese reale. Ciò di cui ci sarebbe bisogno, in condizioni storiche molto diverse, è qualcosa di analogo. Occorre da un lato liberare il federalismo dalle strumentalizzazioni di cui è diventato oggetto, recuperando la sua vera radice culturale; e dall’altro riattivare il circolo virtuoso di fiducia reciproca che tiene insieme persone, gruppi, imprese e istituzioni.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
06/02/2013 - commento (francesco taddei)

occorrerebbe introdurre delle novità nel panorama politico italiano, tipo concetti di nazione, comunità, storia e tradizione, identità, europa delle nazioni, autodeterminazione, integrazione condizionata ad un percorso formativo. Tutte cose che nelle valli alpine sono radicate e che il cattolicesimo de noantri non conosce. poi un consiglio: per un federalismo italiano invece che a formigoni, rivolgersi a bortolussi.