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LETTURE/ La grande occasione perduta della sinistra italiana

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Massimo D'Alema (InfoPhoto)  Massimo D'Alema (InfoPhoto)

È molto interessante vedere come in Politicamente s/corretto, sia Caldarola che Macaluso non attribuiscano la colpa di questo passaggio storico solo ai “falchi” del turbocapistalismo, agli alfieri dei liberisti ideologici. C’è una colpa anche della sinistra nella caduta della politica, nella confusione post-ideologica, quasi nella resa di fronte alla nuova avidità dei vincitori mercatisti. La colpa è quella di non aver capito fino in fondo quello che stava accadendo e non aver mai risolto, nel corso di tanti anni, i problemi di fondo di una forza importante come è stato il vecchio Pci e della sinistra italiana.

Gli storici non hanno mai affrontato con ampiezza e profondità il grande dibattito che ci fu nel comunismo italiano e nella sinistra in generale dal 1956 (invasione dell’Ungheria, XX Congresso del Pcus) e per l’Italia la prospettiva lanciata da Giorgio Amendola (1964), ma non da lui solo, della nascita di un partito unico della sinistra su basi non più leniniste, non più comuniste. Insomma sia gli storici che i politici non hanno mai approfondito i fermenti autenticamente riformisti che nascevano nel Pci e nella sinistra italiana. In quel periodo, con tutta probabilità, c’è il più grande “appuntamento mancato” della sinistra, che genererà gli effetti negativi quando cadrà il Muro di Berlino e crollerà l’impero sovietico.

Ma ancora nel 1989, forse l’“appuntamento mancato” si poteva onorare con una scelta diversa da quella innescata alla Bolognina. Invece non si è fatto. Dice Macaluso: “Avevamo bisogno di revisioni, non solo di svolte”. E spiega rispondendo a Caldarola: “La revisione avrebbe dovuto portare il Pci nell’area del socialismo democratico, cioè avremmo dovuto fare un partito socialdemocratico, con storia italiana, del socialismo italiano. Questo riesame critico avrebbe dovuto comportare una revisione anche nei confronti del giudizio sul capitalismo, come la Bad Godesberg della socialdemocrazia tedesca. L’Spd abbandonò l’anticapitalismo e pose il problema delle riforme del capitalismo, lasciando il tema della finalità alla storia. Questa era la revisione che il Pci non fece”.

Si può vedere oggi, quasi con facilità, quanto manchi in Italia (e anche in Europa) una forza autenticamente riformista e socialdemocratica che, di fronte ai guasti operati dai grandi giochi finanziari, ponga il problema di una riforma della società capitalista degli anni Duemila. Achille Occhetto invece, il leader della “svolta della Bolognina”, pur uscendo dal comunismo, rivendicava invece un partito nuovo ancora più anticapitalista, con sconfinamenti ecologisti e giustizialisti. Un giustizialismo, dice Macaluso che “impedisce di vedere il blocco sociale”, insomma che impedisce di leggere la realtà di una società.



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