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STORIA/ Primo Mazzolari: perché "cattolico e destra non sono più sinonimo"?

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Primo Mazzolari (1980-1959) (Immagine d'archivio)  Primo Mazzolari (1980-1959) (Immagine d'archivio)

Benché di Mazzolari si sia in passato soprattutto enfatizzato un emergente senso critico nei confronti delle scelte politiche della gerarchia – si pensi a chi insiste nel presumerne un tacito (?) dissenso rispetto alle condanne antimoderniste, per quanto da lui fosse stata riaffermata, a un tempo, la convinta scelta di obbedienza all’autorità anche su queste materie – il quadro finale della sua biografia non pare assimilabile tout court a quello di alcuni prevedibili “dissenzienti”. È pur vero che negli scritti – e implicitamente in diverse occasioni di vita – il parroco di Bozzolo sembra soprattutto concentrarsi sul primato della coscienza, la responsabilità individuale del cristiano rispetto ai dettami del Vangelo, palesando persino una prospettiva che si potrebbe definire “bonomelliana” nell’enfasi dei rapporti tra religione e patria; ciò non toglie che egli fu e rimase sempre devoto e pure innamorato della Chiesa cattolica alla quale aveva scelto di appartenere in misura del tutto esclusiva. 

Solo invece nell’ottica della sua profonda devozione al messaggio di Cristo è possibile comprendere appieno la vera “rivoluzionarietà” di Mazzolari; anche nel suo caso, le stereotipe appiccicature ideologiche in cui è stato costretto da certe letture non rendono merito all’uomo, al credente e al prete. Egli ne fu ben consapevole, quando scriveva: «Se alcuno mi chiedesse: “Sei tu un democratico? Sei tu un socialista? Sei tu un comunista?”, la mia risposta ripeterebbe, mutando solo i nomi, quella di S. Paolo: “Siete voi ebrei? Io di più. Siete voi israeliti? Io di più. Siete voi progenie di Abramo? Io di più. Siete voi ministri di Cristo? Io parlo da pazzo: io lo sono più di voi”». Dicendo così che la Chiesa non è un parlamento, i suoi attori non sono politici, rispetto alle normali differenze di pensiero in essa presenti vi è il “di più” della fede. 

Piuttosto per il suo approccio evangelico, coerente sino al sacrificio personale, ed alle sue indubbie intuizioni pastorali relative alla libertà religiosa, al dialogo con gli “erranti”, alla sottolineatura della povertà della Chiesa, è apprezzabile la testimonianza di Mazzolari, e per certi versi la si può considerare anticipatrice delle scelte conciliari. È un profilo che, in ultima analisi, giustifica la decisione dell’episcopato lombardo di volerlo indicare oggi ai fedeli come un modello – questo è, infatti, il primario significato dell’apertura di una causa di beatificazione – nella delicata fase che la Chiesa universale sta attraversando, bisognosa come non mai di testimonianze di fede autentiche e appassionate, come quella di don Primo.  

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