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STORIA/ Primo Mazzolari: perché "cattolico e destra non sono più sinonimo"?

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Primo Mazzolari (1980-1959) (Immagine d'archivio)  Primo Mazzolari (1980-1959) (Immagine d'archivio)

Lo scorso 15 febbraio, a soli quattro giorni dallo storico annuncio con il quale Papa Benedetto XVI ha dichiarato di rinunciare al ministero petrino, i vescovi della Conferenza Episcopale Lombarda guidata dal Card. Angelo Scola – subito dopo aver salutato il pontefice “uscente” nell’ultima visita ad limina apostolorum – hanno compiuto un gesto particolarmente significativo, approvando l’avvio dell’iter canonico per l’introduzione della causa di beatificazione di sei nuove figure della Chiesa lombarda. Tra costoro vi è anche don Primo Mazzolari, sacerdote cremonese noto soprattutto per la sua attività antifascista nelle forze partigiane e, in seguito, per quella di autore cattolico.

Di Mazzolari molto si è detto e scritto circa la sua testimonianza civile, avendolo una parte della cultura cattolica assurto quasi a emblema di quella parte del clero nazionale che – anche con una certa autonomia dalle gerarchie – tra il ’43 e il ’45 affiancò durante la guerra civile nel Nord d’Italia tutti coloro che si vollero opporre alla presenza nazifascista, e alla fine vi prevalsero. Fu indubbiamente egli un antifascista “della prima ora”, o forse per meglio dire un prete dallo spirito democratico avverso a ogni forma di totalitarismo (e che peraltro si era schierato con gli interventisti nel 1915 per debellare definitivamente il militarismo tedesco); un sacerdote che, ancora agli albori del regime, nel 1925 si era rifiutato di recitare il solenne Te Deum per lo scampato attentato al Duce, e che nel 1929 fu tra i pochi nel clero italiano a non rispondere all'appello dell'episcopato e dell'Azione Cattolica a partecipare alle elezioni politiche seguenti i Patti Lateranensi, temendo che tale gesto avrebbe costituito una sorta di legittimazione del regime: probabile esito di queste reiterate attestazioni di non-allineamento,  furono le tre pallottole che fortunosamente lo lasciarono illeso, ricevute nella notte del 1° agosto 1931 dalla finestra della sua abitazione a Cicognara, dove da ormai un decennio  serviva come parroco.

Ma colui che in seguito fu noto come il “parroco di Bozzolo” ebbe modo di distinguersi soprattutto nel dopoguerra, innanzitutto fondando il quindicinale «Adesso» nel 1949, proprio mentre la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi stava vivendo nel paese la sua stagione di massimo fulgore: obbiettivo ivi dichiarato, quello di “svegliare” le coscienze dei cattolici impegnati  nella vita pubblica affinché incarnassero in maniera totalizzante il messaggio evangelico nelle proprie scelte civili e politiche. Un esperimento editoriale e culturale che non piacque al cardinal Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano il quale, forse anche sull’onda delle reazioni alla celebrazione del convegno organizzato a Modena il 7 gennaio del 1951 dal “Movimento delle avanguardie cristiane”, lo sconfessò inibendone ogni possibile collaborazione agli ecclesiastici, e negando a don Primo la possibilità di predicare al di fuori dei confini della diocesi.



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