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IDEE/ Cosa c'è in fondo al tunnel della cyber-utopia di Grillo?

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Gianroberto Casaleggio (InfoPhoto)  Gianroberto Casaleggio (InfoPhoto)

Internet è sembrata a molti lo strumento per uscire dal guscio, per affacciarsi in una piazza digitale, per incontrare nuovi “amici”, per costruire una comunità (anche se virtuale).

Gli stessi protagonisti dei movimenti evidenziano il limite di queste risposte, quando avvertono l’esigenza di passare dalla Rete alla piazza reale. Le adunate a Piazza Tahrir dei manifestanti egiziani o a Piazza san Giovanni a Roma dei grillini sono il segno di un bisogno di passare dal virtuale al reale. Un bisogno che gli amici del Web divengano compagni di strada, che la comunità virtuale si trasformi in una compagnia nella vita di ogni giorno, che la protesta gridata sulla Rete si trasformi in progetto politico.

Nelle Rete, come ben sanno i genitori che dialogano coi figli lontani, si sta insieme (connessi) ma soli. E purtuttavia essa ci dà l’impressione di poter essere protagonisti, di poter partecipare a una specie di “wikipolitica” dove ognuno di noi può dire la sua sul programma di un partito e cambiarlo.

Nel Movimento 5 Stelle, tuttavia, questo desiderio di partecipazione del popolo grillino si scontra con la figura del capo che decide monocraticamente. E la Rete, simbolo della web-democrazia, diviene, nell’uso che ne fa Grillo, una fotocopia della tv: unidirezionale e autoritaria, tutti possono dire la propria parola, ma solo uno decide. È questa, come ben descrivono Piergiorgio Corbetta ed Elisabetta Gualmini nel volume “Il partito di Grillo” (Il Mulino, 2013), la contraddizione più stridente tra “un capo unico al comando e le folle in espansione di cittadini desiderosi di partecipare”.

Questa contraddizione, al momento, è coperta dall’ ingenuità internettiana, che si alimenta di un clima culturale diffuso in tutto l’Occidente: il Web, in questa visione di nuova utopia, dovrebbe finalmente a realizzare gli ideali hippie degli anni Sessanta: «aumentare – scrive Morozov − la partecipazione democratica, innescare una rinascita delle comunità in declino, rafforzare la vita associativa».

È senz’altro realistico sostenere, come ha fatto di recente Grillo in un’intervista a Time, che il M5S ha incanalato la rabbia della gente evitando gravi conflitti sociali e che se il movimento fallisse si arriverebbe alla violenza nelle strade. Ma è altrettanto vero che la responsabilità di quella violenza sarebbe anche di chi ha innescato la “bolla democratica”, di chi ha fatto credere che con il Web si sarebbe automaticamente cambiato il mondo.



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COMMENTI
10/03/2013 - Quasi quasi... (GIOVANNI PIERONI)

E se il movimento di Grillo non fosse proprio da buttare ? In fondo potrebbero essere loro a fare finalmente quel lavoro sporco che nessuno ha fatto finora, ad esempio, eliminazione delle pensioni e delle rendite parassitarie, liberazione dall' oppressione burocratica, esautoramento dei partiti e dei sindacati, contrasto delle lobbies economico finanziarie sovranazionali,freno all' intrusione di Bruxelles ecc.