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IDEE/ Cosa c'è in fondo al tunnel della cyber-utopia di Grillo?

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Gianroberto Casaleggio (InfoPhoto)  Gianroberto Casaleggio (InfoPhoto)

“Internet segna la vittoria della democrazia, perché nella Rete ognuno vale uno”. “Internet aumenta e alimenta la partecipazione democratica al punto tale da costringere dittatori di lungo corso a fare le valigie (come accaduto in Tunisia ed Egitto)”. “Internet crea comunità, perché connette in rete persone diverse e lontane”.

Domanda: siamo all’inizio di una nuova epoca dell’umanità dove la verità è a portata di Web, la Rete diventa il nuovo tribunale del popolo, l’informazione non ha più bisogno di giornali o di tv e le leggi si faranno attraverso forme di democrazia diretta? O siamo alle prese con un esempio di cyberutopismo con possibili effetti devastanti?

Che non si tratti di questioni peregrine o inerenti semplicemente a un futuro lontano lo si capisce bene ascoltando il Casaleggio-Grillo pensiero durante i tg o consultando il blog del fondatore del Movimento 5 Stelle. La “guerra” annunciata da Grillo e Casaleggio con un libro-manifesto nell’autunno del 2011 (“La Rete contro i partiti. Siamo in guerra”, Chiarelettere) è già in atto. Ed è una battaglia - per ora solo verbale e ideologica – “tra due mondi”.

Ma le due diverse concezioni della realtà a cui fa riferimento il fondatore del M5S non divergono sulla concezione dell’uomo, sull’organizzazione del lavoro, sul modo di raggiungere la felicità, bensì hanno per discriminante la Rete. Essa, taumaturgicamente, eliminerà i giornalisti di professione per creare il “prosumer” (una figura che è al tempo stesso fruitore e produttore di informazione), metterà in soffitta i partiti e persino i parlamenti (perché i programmi politici e le leggi saranno scritti dai cittadini internauti), risolverà democraticamente il problema della verità («In rete – scrivono Casaleggio e Grillo - essa è a Google search away, un click di Google»).

Poiché queste idee non camminano più solo sulle gambe di un comico e di un guru di Internet, ma hanno dato vita a un partito che conta in Italia 162 parlamentari, la nostra riflessione deve essere più attenta. Anche perché, come ha scritto il sociologo Evgenij Morozov, uno dei più acuti nemici del cyberutopismo, «le bolle speculative, una volta scoppiate, hanno conseguenze letali; le bolle democratiche, invece, possono provocare una carneficina”. E chi cavalca l’ingenuità della rete – secondo Morozov – rischia di provocare danni più gravi di quelli della speculazione finanziaria.

I Cinque Stelle in Italia, gli Indignados a Madrid, il popolo di Occupy Wall Street negli Usa, i manifestanti di Piazza Tahir al Cairo hanno in comune un sentimento di indignazione contro la casta della politica, contro l’alta finanza che specula sui risparmiatori, contro i dittatori che gestiscono la cosa pubblica come proprietà di famiglia. Ma a dare corpo a questi movimenti non c’è solo la rabbia, c’è anche il desiderio di superare la paura e la solitudine. La società del benessere ci ha resi sempre più atomi sociali, schiavi delle mode.



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COMMENTI
10/03/2013 - Quasi quasi... (GIOVANNI PIERONI)

E se il movimento di Grillo non fosse proprio da buttare ? In fondo potrebbero essere loro a fare finalmente quel lavoro sporco che nessuno ha fatto finora, ad esempio, eliminazione delle pensioni e delle rendite parassitarie, liberazione dall' oppressione burocratica, esautoramento dei partiti e dei sindacati, contrasto delle lobbies economico finanziarie sovranazionali,freno all' intrusione di Bruxelles ecc.