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SPILLO/ L'arte del far niente o la mucca viola? Un pensiero sull'Italia che verrà

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Qualche giorno fa ho letto un libro che è diventato un best seller prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo. Si tratta di The art of procrastination di John Perry, professore emerito di filosofia presso la  Stanford University. Significativamente in italiano il titolo è diventato La nobile arte del cazzeggio. La citazione di apertura di Mark Twain è già tutta un programma: "Non rimandare a domani ciò che puoi fare dopodomani".

Di fatto il libro scaturisce dal senso di disagio dell'autore nei confronti di una sua debolezza che tenta di esorcizzare con la pubblicazione di un saggio poi diventato uno scritto più completo. "Per sua natura - dice Perry - l'uomo è un essere razionale. Sarebbe la nostra capacità di ragionare a costituire il carattere che ci distingue dagli animali, perciò, in teoria, dovremmo essere incredibilmente logici, basare ogni nostro comportamento su scelte consapevoli e agire di conseguenza nel miglior modo possibile. Platone e Aristotele erano talmente affascinati da questo ideale da fondare un problema filosofico sul fallimento della sua applicazione: lo chiamarono akrasia, il mistero che si cela dietro il motivo per cui gli individui scelgono azioni diverse da quelle che loro stessi ritengono migliori per sé".

Mentre procedevo nella lettura, in modo del tutto naturale e spontaneo, nasceva in me il parallelo tra la situazione descritta e quella del Paese in cui viviamo. Sembra quasi, infatti, che in Italia abbiamo fatto dell'arte della procrastinazione un vero e proprio principio costitutivo della nostra vita politica e sociale. Sarà pur vero, come sostiene John Perry, che il tema è indissolubilmente legato al perfezionismo, ma, di fatto, si traduce nel rinvio costante del dibattito sulle questioni essenziali. In uno stallo. E in questo modo, stiamo rinviando senza fine il momento nel quale affrontare i temi sui quali discutiamo da anni: ricerca, scuola, riduzione della spesa pubblica, riforma costituzionale, rilancio dell'economia, procedure snelle, apertura ai giovani. Riuscissimo a fare chiarezza e ad ammettere come fa l'autore che "un lavoro non proprio perfetto andrà benissimo..." probabilmente potremmo cominciare quel processo di rilancio che tutti si attendono da noi.

Girando l'Europa e il mondo, come mi capita di fare spesso per lavoro, sono sempre più stupita dalla fiducia e dalla consapevolezza che hanno gli altri delle nostre enorme potenzialità in termini di territorio, cultura, capacità di innovare e di inventare.



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